Attualità Pensiero proattivo Vs. Pensiero reattivo
Venerdì 26 Mar, 2021

Pensiero proattivo Vs. Pensiero reattivo

Redazione
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COFFEE TIME LECTURES” è una rubrica curata dal Prof. Andrea Quintiliani, Professore straordinario di Economia degli Intermediari Finanziari, che raccoglie alcune riflessioni sui temi di Economia e di Finanza aziendale all’epoca del Covid-19.

È lecito chiedersi cosa ci riserverà il futuro: una terza ondata epidemica? Una quarta? Domande che ovviamente non facilitano le attività di pianificazione. Il problema è che il pianificatore non ha un calendario rigoroso e attendibile sul quale sviluppare un piano. Un approccio utile è quello di dare uno sguardo ai numeri delle epidemie nel passato; solo in questo inizio secolo abbiamo assistito allo scoppio di numerosi fenomeni: “Malattia della mucca pazza” (2001), “SARS” (2002), “Influenza aviaria (2005)”, “Influenza suina” (2009), “Ebola” (2013) e oggi anche il “Covid-19” (2020).

Ne consegue che il piano dovrà mutuare e validare i dati ereditati dal passato; ad esempio, la pianificazione degli scenari deriva dal tentativo di applicare regole utili alla stima dell’Odds ratio ossia il rapporto tra la probabilità (p) di un evento e la probabilità che tale evento non accada (1-p). Un quesito importante è se l’evento pandemico vedrà l’azienda agire in modo “reattivo” o “proattivo”. La differenza risiede nell’approccio adottato dalla governance d’impresa davanti a una situazione problematica da risolvere.

Il pensiero reattivo può sintetizzarsi nella seguente affermazione:«Non posso farci niente. Non dipende da me»; viceversa, l’approccio proattivo può riassumersi con la seguente affermazione: «Consideriamo bene le alternative. Mi assumo la responsabilità». Il pensiero passivo che domina l’impresa reattiva è preludio alla inadeguatezza e alla sconfitta. L’organizzazione proattiva è quella che ha acquisito, sviluppato e coltivato la “consapevolezza situazionale” (situation awareness).

La consapevolezza situazionale consente all’impresa di mettere insieme i molteplici e complessi tasselli (informazioni) di un mosaico idoneo a rappresentare, in maniera statica o dinamica, la situazione dell’azienda; un vero e proprio stato di grazia che vede l’impresa sviluppare idonee strategie di emergenza, modificabili e adattabili “work in progress”.

Commenti
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Domenica 28 Mar, 2021 Vincenzo Merlino

Personalmente condivido appieno il concetto: un’adeguata e moderna governance d’Impresa dovrebbe privilegiare una strumentalità preventiva di un approccio di gestione del rischio, ossia un Risk-based thinking”che permetta all’azienda di comprendere ciclicamente il contesto di riferimento e di determinare i rischi, prima ancora di proseguire con la pianificazione/attuazione del proprio business, controllando e gestendo in maniera preventiva eventuali effetti negativi e/o intercettando al massimo le opportunità che dovessero presentarsi. Buona settimana. VM

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Mercoledì 21 Lug, 2021 Milena

Sono pienamente d'accordo. Intraprendere la strada imprenditoriale, soprattutto quando si riflette in una realtà aziendale, predilige come punto cardine la valutazione dei rischi, la loro natura e gli effetti che comporterebbero se non preventivamente presi in considerazione. La consapevolezza situazionale permette un atteggiamento proattivo dell'individuo, senza il quale l'attività non potrebbe persistere nel tempo, contrastando così la reticenza. Ciò è anche frutto di competenze e professionalità acquisite nel tempo e delle abilità verso l'imprenditoria di cui l'individuo è già in possesso.

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