Giovedì 22 Apr, 2021

''Grilletto climatico'', Europa a rischio

Elio Pariota
Elio Pariota
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Qualche decennio e potremmo avvertire i primi effetti del “grilletto climatico”, ossia di quel fenomeno in grado di far saltare equilibri millenari.

La fosca previsione di autorevoli scienziati tedeschi, inglesi e irlandesi – pubblicata su Nature Geoscience – suona più o meno così: il clima dell’Europa atlantica è condizionato dall’acqua calda proveniente dal Mar dei Caraibi; la quale – in una sorta di tapis roulant – prima di far ritorno ai tropici giunge sino alla Scandinavia.

E se quest’ultima, insieme al Regno Unito, non ghiaccia è proprio grazie al rimescolamento con un’acqua più dolce.

Ma che cosa accadrebbe se i ghiacciai continuassero a sciogliersi?

Accadrebbe che la Corrente del Golfo (nasce nel Golfo del Messico) si fermerebbe molto prima rallentando la circolazione di acqua calda.

Con il risultato di mandare in tilt il benessere termico con conseguenze devastanti, dal gelo sulle coste dell’Europa occidentale all’innalzamento del livello del mare su quelle atlantiche degli Stati Uniti.

Un disastro da scongiurare in fretta.

Commenti
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Giovedì 22 Apr, 2021 Mario Palmiero

Concordo con l’amico Merlino, d’altra parte, il pianeta questo è, e certo non ne abbiamo altri dove trasferirci come nella migliore letteratura di fantascienza. Sì certo hanno ragione gli scienziati - ed è dimostrato con sufficiente accuratezza - che il cambiamento climatico è ciclico nella storia del pianeta ma, a ben pensarci, a questo giro c’è un fattore in più nell’equazione del cambiamento, e non è un elemento di poco conto; l’essere umano. In termini di impatto sul pianeta infatti, se consideriamo la fortissima accelerazione che si è avuta orientativamente dalla fine del 1700 con l’inizio della così detta Rivoluzione industriale ad oggi, quindi poco più di 200 anni quando poi su scala geologica i valori si esprimono in migliaia di anni, allora si può capire come l’impronta dell’uomo – considerato appunto il breve lasso di tempo – sia stato un qualcosa di devastante. Bisogna prima di tutto scardinare la tendenza egoistica a dire “non succederà nel corso della mia vita” e a muoversi solo quando il problema diventa impellente (la questione clima è ancora largamente d’èlite) perché i tempi della terra non sono quelli dell’uomo, e smetterla di fare i furbetti e gli ipocriti. Giusto ieri, domenica, al Tg2 Motori, sentivo di una cosa di cui non sospettavo nemmeno l’esistenza, ossia la pratica di molti Paesi - e primi fra tutti quelli dell’UE per la vicinanza fisica - di rivendere in Africa milioni (milioni!) di automobili da rottamare e comunque troppo vecchie e inquinanti per le normative locali, lucrando in tal modo un profitto considerevole. Per quanto ne so, a questo punto, l’auto del nonno che ho dato in rottamazione magari sta ancora circolando… È inutile far uscire l’inquinamento dalla porta dell’Europa se poi lo facciamo rientrare dalla finestra.

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Giovedì 22 Apr, 2021 Vincenzo Merlino

E' ormai noto come gli effetti antropogenici sul clima, dagli anni '50 a questa parte, dovuti alle emissioni di gas-serra, alle deforestazioni, ai cambi d'uso del suolo, eccetera, stiano provocato il riscaldamento degli oceani, la fusione dei ghiacciai, la riduzione della copertura nevosa e, conseguentemente, l'innalzamento globale medio dei mari e le catastrofi naturali sempre più frequenti. Ora, a mio avviso, a prescindere dalle diverse vedute sui cambiamenti climatici, quelle degli scettici che pensano che il clima del mondo sia sempre stato ciclico e fluttuante e quelle, invece, dei radicali che preconizzano la "fine del mondo", non vi è dubbio che i sintomi ambientali nefasti di questi ultimi anni meritino una attenta riflessione e, finalmente, un cambio di passo nella politica ecologica globale, prima che i sintomi sfocino in una malattia incurabile del pianeta. Grazie Direttore e buona settimana. VM

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