Attualità Didattica d'eccellenza, il commento di Federico Depascale
Mercoledì 16 Sett, 2020

Didattica d'eccellenza, il commento di Federico Depascale

Redazione
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"Didattica d'eccellenza" è una rubrica ideata dal Prof. Costantino Formica, Professore straordinario di Economia degli Intermediari Finanziari, che promuove esercitazioni pre-tesi sulle competenze trasversali.
I nostri studenti, dopo aver scelto un articolo di giornale, hanno realizzato un elaborato scritto con le loro considerazioni.

Su quale polizza investire? Ramo I o Ramo III

a cura di Federico Depascale

Prima di procedere all’analisi economica/finanziaria ed all’incremento e decremento che le stesse hanno subito negli anni, occorre specificare la differenza fondamentale tra le due tipologie di contratto. Le polizze Unit Linked e Undex Linked (Ramo III), assicurano il rischio relativamente alla «performance» dell’investimento il risultato non è legato esclusivamente al fattore tempo, giacché dipende dalle dinamiche dei mercati mobiliari, dal rendimento del titolo e dalla solvibilità dell’emittente.

In queste tipologie di contratto, avente esclusivamente natura finanziaria, è l’assicurato/investitore che si accolla il rischio di investimento relativo alla somma versata a titolo di premio (unico o ricorrente). Nello specifico, le Unit Linked sono contratti nei quali i premi versati dal contraente vengono impiegati in fondi comuni di investimento interni (costituiti dall’impresa di assicurazione) o in fondi esterni (OICR Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio). Trattasi di investimenti in fondi azionari, obbligazionari e monetari, la cui composizione definisce l’entità del rischio che caratterizza la polizza.

Alla scadenza del contratto viene corrisposta una somma pari al valore unitario delle quote moltiplicato per il numero di quote e di fondi posseduti. Mentre, le Index Linked sono contratti in cui l’entità del capitale assicurato dipende dal valore di un indice finanziario o da un numero di titoli o da un saggio di interesse di riferimento. Il premio pagato dall’assicurato è impiegato per acquistare delle obbligazioni zero coupon (obbligazioni senza cedola) che rappresentano la garanzia di copertura per il rischio di variazione dell’indice prescelto, nonché un’opzione su indici di borsa (derivato).

Le polizze vita tradizionali (Ramo I), invece, il rischio viene assunto dall’assicuratore, il cui margine di profitto è proporzionale alla frazione di tempo che intercorre fra la stipula del contratto e l’evento della vita in esso dedotto (vita o morte dell’assicurato). Nelle polizze vita l’obiettivo risiede nel garantire con certezza un futuro capitale o una rendita, offrendo la garanzia sul capitale investito, grazie alle caratteristiche delle Gestioni Separate previste dalla Legge ma anche grazie alla solidità patrimoniale della Compagnia. Occorre specificare che le Gestioni Separate risentono molto meno delle fluttuazioni dei mercati, grazie alle particolari modalità di valutazione dei titoli e all’attività di gestione finanziaria della Compagnia.

Normalmente alle Polizze Vita tradizionali viene associato un rendimento minimo garantito con investimenti pensati per il medio-lungo termine. Ciò non esclude la possibilità di disinvestire la stessa al bisogno in forma totale o parziale, ove previsto dalle condizioni contrattuali sottoscritte alla stipula. La particolarità di questa tipologia di polizze, risiede nella loro tassazione agevolata in quanto si applica solo nel momento in cui la stessa viene disinvestita, inoltre, non prevede alcuna imposta di bollo ed infine, il capitale riscosso dal beneficiario non rientra in alcun modo nell’asse ereditario dell’assicurato.

Negli ultimi anni questa tipologia di polizza è stata sempre più utilizzata dagli italiani, tant’è che secondo uno studio condotto nel 2018 l’andamentale di tale polizza è in netto rialzo. Il fenomeno curioso è che a spingere per soluzioni tutto sommato poco originali, e un tempo destinate a target di risparmiatore medio, sono state nell’ultimo periodo proprio le reti di consulenti finanziari e di private banker.

Concludendo, gli italiani hanno trovato nel Ramo I la certezza di un investimento che non è finito in rosso nè durante la crisi del 2008 nè nel 2018, quando le circa 300 gestioni separate a cui sono legati questi contratti hanno registrato rendimenti lordi medi del 3,03% (solo leggermente inferiori a quelli del 2017). Un dato che va naturalmente ridimensionato togliendo il trattenuto dalla compagnia che si aggira in media tra l’1,2% e l’1,5% e le eventuali altre spese.

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