Attualità Didattica d'eccellenza, il commento di Francesco D'Ambrosio
Mercoledì 28 Ott, 2020

Didattica d'eccellenza, il commento di Francesco D'Ambrosio

Redazione
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"Didattica d'eccellenza" è una rubrica ideata dal Prof. Costantino Formica, Professore straordinario di Economia degli Intermediari Finanziari, che promuove esercitazioni pre-tesi sulle competenze trasversali.
I nostri studenti, dopo aver scelto un articolo di giornale, hanno realizzato un elaborato scritto con le loro considerazioni.

L'ottovolante della crisi

a cura di Francesco D'Ambrosio

Nel Marzo del 2018, il popolo italiano fu chiamato al voto per il rinnovo della Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica. Dal risultato di questo suffragio nessun partito o coalizione uscì vincitore con in mano la percentuale necessaria ad una maggioranza assoluta in grado di formare il Governo. Dopo varie consultazioni avvenute tra i capigruppo dei vari partiti, la Lega e il Movimento 5 Stelle trovarono un accordo e decisero di unire le forze per la formazione del nuovo Governo. I due partiti decisero di sottoscrivere, dopo una lunga ed intensa contrattazione, il cosiddetto “contratto di governo”, stilando un programma interessante, studiato a tavolino per iniziare a far uscire l’Italia dalla crisi. I due partiti scelsero la figura di Giuseppe Conte come Presidente del Consiglio dei Ministri da proporre al Presidente della Repubblica, che, approvando la scelta, gli affidò l’incarico. Conte formò così il nuovo Governo.

Tale Governo durò per circa 14 mesi fino a quando il leader della Lega decise di uscire dalla maggioranza, presentando una mozione di sfiducia, poi ritirata. Causa di tale azione sarebbero i “no” del Movimento 5 Stelle che fermerebbero l’Italia da quella che sarebbe stata l’inizio di una lenta ripresa. Tale mossa, invece, è solo frutto della forza raggiunta dalla Lega nelle ultime elezioni europee, risultando il primo partito d’Italia. Forte di questo risultato decise di calare il sipario sul Governo giallo-verde con l’intento di andare all’elezioni con la speranza di mettersi al capo del Governo. Scelta scellerata, coincisa con il trambusto dei mercati finanziari, in una fase cruciale dell’economia mondiale.
Nel mondo c’è paura di una nuova recessione e l’Europa risulta essere molto sensibile. La Germania, che ha un ruolo centrale all’interno dell’Unione Europea, vedi anche l’elezione di Ursula von der Leyen a capo della presidenza della Commissione Europea, mostra con i dati negativi sulla produzione industriale primaverile i limiti del suo modello. La Germania è in sofferenza dal punto di vista economico, visto anche la crescita zero di fine 2018. Detto questo, le prospettive economiche sono in forte calo, subiranno un grave indebolimento.

Deutsche Bank non vive di certo uno dei periodi migliori, causa la cattiva gestione, gli errori operativi, un management assente e qualche scandalo (Danske Bank) che la
coinvolge. È così costretta ad una forte cura e ad abbandonare pian piano i settori a più alto rischio d’investimento, mettendo così a repentaglio la credibilità del sistema finanziario
tedesco, ma anche quella dell’intero continente, perché, è inutile negarlo, la Germania è a capo dell’Unione Europea. Va sottolineato che, a differenza di quanto giustamente fatto con le banche italiane, la BCE non vigilerà, chiudendo gli occhi di fronte all’elevato numero di derivati tossici nascosti nei bilanci della Deutsche Bank. Chi ne trarrà giovamento sono le banche americane, sanate dopo la crisi del 2008 e dopo 10 anni di forte crescita, ora avranno campo libero e saranno in grado di conquistare l’Europa, lanciandosi sul mercato europeo, con la possibilità di raccogliere un elevato volume d’affari e profitti. Anche gli USA non vivono un periodo idilliaco. Devono affrontare l’aumento del debito privato, dazi, 5G e un nuovo dibattito con la Cina in campo valutario.

La fine del Governo giallo-verde è coincisa con un’importante decisione della BCE, ovvero una politica monetaria accomodante per un lasso di tempo ampio con un taglio di tassi e il riavvio del quantitative easing. Il premier Conte, grazie alla sua mediazione, ha portato il governo ad incassare un via libera comunitario sul deficit, a costo di alcuni impegni su Iva e tagli di spesa pubblica, che il ministro Tria vorrebbe finanziare con i tassi bassi della BCE. La BCE ha esaurito la pazienza, così M5S e Lega si sono trovati spalle al muro e con la necessità di una manovra che avrebbe dovuto evitare l’aumento dell’Iva, che peserebbe soprattutto sui consumatori finali. Ciò penalizzerebbe la Lega, sostenitori della flat tax. L’impostazione della manovra ha colpito le prospettive per il 2020, colpendo anche un altro cavallo di battaglia della Lega, le autonomie regionali. Maggiore potere decisionale alle regioni industriali del settentrione è funzionale al rafforzamento del loro modello politico economico inserito nella catena del valore tedesco.

Una crisi industriale tedesca colpirebbe anche l’industria italiana. Da qui la decisione di Salvini lasciare il governo, con l’intenzione di tornare al voto, forte come detto dei risultati europei, e mettersi alla regia della manovra 2020. Dovrà fare i conti con il Quirinale. Molte le voci che si girano, tanti i pareri positivi su un “Governo tecnico” ma non ci sarebbe niente di più rovinoso, vista l’esperienza avuta nel recente passato. È necessario dunque evitare un esercizio provvisorio che causerebbe danni ingenti, vedi aumento dell’Iva. C’è bisogno di un Governo che sia in grade di presentare una manovra in grado di contenere la crisi. Tutto ciò comporterebbe problemi di spread e in campo bancario. Negli ultimi giorni le borse hanno sofferto, segnalando un rischio perdita che metterebbe in difficoltà l’intero sistema. Certo è che va trovata un’urgente soluzione, sia che si vada per nuove elezioni e sia per un governo di scopo per la legge di bilancio. Si potrebbe pensare di chiedere anche una dilazione dei termini di scadenza per la presentazione al Def della manovra finanziaria. Fortunatamente, si sono evitate le nuove elezioni, confermando a capo del Governo Giuseppe Conte, nella speranza che lui e i suoi ministri sappiano tirarci fuori da questa lunga recessione che ci colpisce.

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