Attualità Didattica d'eccellenza, il commento di Francesco Di Donato
Venerdì 14 Ago, 2020

Didattica d'eccellenza, il commento di Francesco Di Donato

Redazione
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"Didattica d'eccellenza" è una rubrica ideata dal Prof. Costantino Formica, Professore straordinario di Economia degli Intermediari Finanziari, che promuove esercitazioni pre-tesi sulle competenze trasversali.
I nostri studenti, dopo aver scelto un articolo di giornale, hanno realizzato un elaborato scritto con le loro considerazioni.

Record del debito pubblico italiano

a cura di Francesco Di Donato

Ho deciso di analizzare questo articolo anche per i recenti accadimenti che hanno investito il nostro Paese; ovverosia lo scoppio di un’emergenza sanitaria che, di conseguenza, si è ripercossa sull’economia italiana. Il debito pubblico, uno dei principali problemi dell’economia italiana, è un argomento che suscita notevoli preoccupazioni tra gli economisti, i politici e le Autorità dell’Unione Europea.

Esso ha inciso sulle azioni dei vari governi che si sono succeduti nel tempo ed ha radici molto lontane, tanto da farlo risalire all’epoca della proclamazione del Regno d’Italia. È definito come il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti economici, nazionali o esteri, quali individui, imprese, banche o Stati esteri, che hanno sottoscritto un credito allo Stato nell’acquisizione di obbligazioni o titoli di Stato. Uno Stato, per garantire servizi ai propri cittadini, per sostenere la crescita economica e i propri investimenti, oppure per finanziare il proprio deficit, deve necessariamente sostenere delle spese. E, attraverso i flussi in entrata, derivanti dalle imposte, lo Stato finanzia i flussi in uscita, costituiti dalla spesa pubblica. Se le uscite totali sono maggiori delle entrate totali, lo Stato dovrà ricorrere all’indebitamento prendendo in prestito risorse dalla collettività mediante l’emissione di titoli di debito pubblico o presso la Banca Centrale.

Tuttavia, se lo Stato finanziasse la spesa in eccesso soltanto attraverso l’indebitamento, ciò potrebbe portare ad un problema di sostenibilità del debito pubblico perché, piano piano che esso si accumulerà, aumenterà la spesa per interessi sul debito e, di conseguenza, lo Stato dovrà emettere nuovo debito. Il debito pubblico, però, non può crescere all’infinito perché diventerebbe, col tempo, non più tollerabile. Per tale motivo vengono posti in essere degli interventi, detti politiche di rientro, per contenere o risolvere il problema.

L’articolo di MF mostra come il debito pubblico italiano continua la sua crescita, raggiungendo nuovi record. Nello specifico, nel mese di giugno 2019, il debito delle amministrazioni pubbliche aumentava, rispetto al mese precedente, di 21,5 miliardi di euro. Tale corsa, purtroppo, non si è arrestata. Infatti, la crisi scaturita dall’attuale pandemia, la riduzione delle entrate e l’aumento delle spese hanno continuato a far aumentare il debito pubblico italiano e raggiungere nuovi record anche perché l’Italia è entrata in tale crisi con fondamentali creditizi deboli, a causa della bassa crescita dell’ultimo decennio e dei livelli di debito pubblico elevati.

Si trattava, però, di una situazione economicamente sostenibile perché il governo italiano non avrebbe dovuto procedere a tagli significativi alla propria spesa per ripagare il debito. Importante osservare, al riguardo, è il rapporto debito pubblico/PIL, in quanto questo rappresenta l’indice di quanto lo Stato è in grado di risanare il proprio debito.
Un rapporto debito/PIL elevato potrebbe portare al deperimento del capitale, ad imposte elevate e ad elevate distorsioni, incrementando il rischio di possibili crisi finanziarie.
Nell’articolo in questione, l’agenzia Fitch aveva confermato il rating dell’Italia a BBB con un outlook negativo (confermato, ad aprile, anche da S&P) e previsto un PIL in crescita dello 0,1% per il 2019, dello 0,5% per il 2020 e dello 0,4% per il 2021.

Ma, l’insorgere del Covid-19 ha sconvolto gli scenari. Il rapporto deficit/PIL sta peggiorando perché la produzione sta diminuendo, stanno aumentando le spese per fronteggiare la crisi e stimolare la ripresa e le entrate statali si sono assottigliate. Si stima, infatti, che l’ammontare complessivo del debito pubblico potrebbe, nel 2020,
arrivare addirittura al 163%, passando dal 134,8% del 2019. Si raggiungeranno, quindi, nuovi livelli record, anche se - secondo Moody’s - l’affidabilità creditizia dovrebbe rimanere inalterata data la natura temporanea della recessione e i bassi costi di finanziamento che consentiranno di gestire un debito più elevato.

Una dato così non si vedeva da un secolo, quando l’Italia era uscita indebolita dal primo conflitto mondiale. Lo spettro di una recessione mondiale potrebbe essere alle porte e i paesi più indebitati rischiano di essere travolti da una grave crisi finanziaria e vedere essere messa in discussione la loro solvibilità al punto da arrivare al default. Da qui nasce l’esigenza di una “difesa europea” e di un intervento deciso non solo in capo al governo, ma anche da parte della BCE. Anche perché, se il debito pubblico italiano non viene considerato sostenibile dai mercati, a rischiare non è solo l’Italia, ma l’intera eurozona.

La sostenibilità del nostro debito pubblico è una questione di interesse nazionale da affrontare con convinzione anche quando l’emergenza sanitaria sarà terminata perché ci lascia troppo spesso in balia degli altri. Non dovremmo, quindi, più permettere che un qualsiasi shock esterno ci colpisca con maggiore violenza rispetto agli altri.

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