Venerdì 11 Sett, 2020

Fateci capire

Elio Pariota
Elio Pariota
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Ammettiamolo. Sul vaccino anti-Covid ci stiamo capendo poco o nulla. Attendiamo rassegnati la seconda ondata affidandoci ai bollettini quotidiani, tanto per farci un’idea di quando potremo davvero venirne fuori. Risposte univoche manco a parlarne. Anzi, la scienza spesso si divide: c’è chi parla di pericolose scorciatoie sulla via del vaccino di massa e chi giudica fisiologica la sospensione dei test nell’ambito di un processo di sperimentazione che mediamente dura cinque anni.

Sullo sfondo, l’ipotesi da brivido di infiammazioni al midollo spinale quale possibile reazione avversa.

E mentre l’OMS frena sul dimezzamento della quarantena proposto dalla Francia ribadendo che i giorni devono restare 14 e non 7, il Pontefice denuncia i troppi interessi che ruotano intorno alla produzione del vaccino.

Un ginepraio dagli effetti emotivi devastanti.

Se la scienza temporeggia, la politica finisce col balbettare e l’economia non riparte.

Fateci capire che stagione ci aspetta.

Commenti
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Sabato 12 Sett, 2020 Vincenzo Merlino

E' un piacere Direttore risentirla sul suo Blog. Argomento attualissimo e sicuramente da attenzionare come lei ha giustamente fatto con questo suo post. Periodo molto incerto e confuso quello che stiamo vivendo da sei mesi a questa parte. I mezzi di comunicazione, sempre a caccia di notizie "fresche e consumabili" certamente non aiutano e nemmeno, a mio parere, i continui diversi punti di vista e i contrasti tra epidemiologi, immunologi e virologi, per non parlare poi dei politici, sempre più litigiosi anche tra fazioni dello stesso partito e costantemente alla ricerca ossessiva del consenso, che in base a come vanno i sondaggi settimanali, ci dicono una cosa salvo poi smentirla sfacciatamente la settimana successiva. Le notizie, nondimeno, vengono sempre più ingigantite, amplificate e accompagnate da gossip per assicurarsi audience, lettori e clic. Praticamente ci viene raccontano un mondo "finto" o, perlomeno, inquinato da componenti artificiali, strumentali e individualistici a discapito del bene collettivo. Anche la medicina non ci aiuta, anche perché, giustamente, la scienza non produce certezze su fenomeni nuovi, almeno nell'immediato, ma elementi stocastici legati alla ricerca e, questo, si scontra evidentemente con il forte desiderio delle persone di avere una prospettiva certa a breve termine sul covid-19. Già dai processi di comunicazione, a tutti i livelli, dobbiamo prendere atto come i buoni propositi, almeno in questa fase, di collaborazione, unione, comunione di intenti, ecc. per ridurre le differenze e risolvere conflitti inutili allo scopo di sconfiggere questo virus e affrontare la gravissima crisi socio-economica, sono svaniti nelle nostre tanto amate calde giornate agostane tra aperol-spritz, una pepata di cozze, un dolcetto, un buon amaro ghiacciato e una mascherina stra-usata legata al gomito. E questo perché, mi duole dirlo, non abbiamo più la percezione dei morti caricati sulle camionette dell'Esercito in uscita dal bergamasco, i numeri tragici dei morti nelle RSA e dei ricoverati nelle terapie intensive al collasso. C'è stato un periodo nel quale i runners erano diventati i principali untori covid-19 con sfilze di penalisti in televisione a condannarli all'ergastolo. Ma siamo seri...per favore...Guardiamo le prime giornate dei giornali di oggi: il covid è in seconda, terza o quarta pagina. Reclamo l'etica, non solo comunicativa, per governare questo caos e uscire da questa situazione drammatica e paradossale. La reclamo, non solo riferendomi alle istituzioni, ai politici, agli scienziati, ai giornalisti di professione, ecc., ma anche e sopratutto a noi "persone comuni". Buon fine settimana. VM

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Domenica 13 Sett, 2020 Mario Palmiero

Un ben ritrovato al Direttore e un caro saluto a tutti gli amici del blog. Dubbi e osservazioni più che legittime, quelle sollevate dal Direttore questa settimana, cui l’amico Merlino ne ha sottolineato gli aspetti più importanti. Difficile aggiungere altro se non l’ovvia considerazione che in mancanza di certezze - per dolo o per colpa di chi sarebbe deputato a fornircele - e in attesa d’altro, l’unica cosa ragionevole è continuare fare come abbiamo sempre fatto e affidarci al buon senso. Sperando che sia sufficiente.

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