Venerdì 19 Giu, 2020

La carovana dei disperati

Elio Pariota
Elio Pariota
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Ottanta milioni di individui – il doppio rispetto a 10 anni fa - in fuga da guerre, persecuzioni, carestie, violazione dei diritti umani.
Sono i rifugiati del mondo emersi dal Rapporto Global Trends 2020 dell'Agenzia delle Nazioni Unite. Una carovana di disperati alla ricerca di un asilo che assicuri loro almeno la sopravvivenza.
In larga parte provengono da Siria, Venezuela, Afghanistan, Sudan e Myanmar.

Si dirigono a ridosso degli Stati confinanti. Solo il 16% bussa alle porte delle regioni più sviluppate: l’Italia accoglie 3 rifugiati ogni mille residenti, la Germania circa 13, Malta 20, la Svezia 25 e così via.

Dunque, una persona su cento nel Pianeta fugge dall’inferno di una quotidianità fatta di violenze e soprusi.
Non ci vuole la palla di vetro per comprendere che - in assenza di adeguate politiche redistributive - l’umanità pagherà nel prossimo futuro un conto salatissimo.

Commenti
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Domenica 21 Giu, 2020 Vincenzo Merlino

Una persona su 97 nel mondo è in fuga da conflitti, persecuzioni e violenze. L'1% della popolazione mondiale. Alla fine del 2019 79,5 milioni di persone erano vittime di esodi forzati, di questi il 40% ha interessato minori, con un incremento di 9 milioni di persone rispetto al 2018. Purtroppo, però, anche la recente pandemia non ci insegnerà che non esattamente qualificante per l'essere umano appellarsi alla solidarietà quando si è in difficoltà e fregarsene dell'intorno quando sono gli altri a chiedere solidarietà. O no? Una vecchia storia...buona settimana. VM

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Domenica 21 Giu, 2020 Mario Palmiero

Colpisce a mio parere la differenza tra percezione e realtà. Come emerge dai dati qui richiamati, l’Italia accoglie 3 rifugiati ogni mille residenti, la Germania circa 13, Malta, con una popolazione più piccola di un quartiere di Roma, addirittura 20. Un esempio del disallineamento che si può produrre tra dati reali e percezioni distorte, e dell’utilizzo politico che di quest’ultime può essere fatto. Perché la politica della percezione rischia di manipolare proprio la sua base elettorale, il cui consenso viene abilmente veicolato e utilizzato. Un fattore di cui bisognerà tenere gran considerazione e per il quale riuscire prima di tutto a sviluppare nelle persone i necessari anticorpi di serietà e responsabilità che ci aiutino a non far aumentare ulteriormente il divario tra percezione e realtà, a non farlo cavalcare per fini di consenso, affinché non si utilizzi per politiche partigiane la fragilità naturale dell’opinione pubblica, ma si possano basare le scelte politiche sulla migliore evidenza disponibile. E questo vale per tutti i Paesi del mondo.

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