Venerdì 03 Apr, 2020

Europa, non tutto è perduto

Elio Pariota
Elio Pariota
615 4

Europa. La grande assente nei confronti dell’Italia in piena emergenza Coronavirus. Gli aiuti sono arrivati da Cina, Russia, Cuba, Brasile, Albania, Stati Uniti...

Dall’Unione Europea solo stucchevoli, estenuanti tavoli di aspro confronto.

Ma non tutto è perduto. Il nostro Paese riscopra la propria vocazione diplomatica per ottenere da Bruxelles l’auspicato cambio di rotta. Non si tratta di andare con il piattino in mano da tedeschi, olandesi, austriaci e finlandesi, baluardi del rigore di bilancio; e non si tratta neppure di sventolare il vessillo di una solidarietà per alcuni anche un po’ retorica.

Viceversa occorre far loro comprendere – insieme ai tanti che soffiano sul fuoco dell’indignazione – che il
disegno europeo dei Padri Fondatori è molto più ambizioso e utile di quanto nostalgie sovraniste lascino
pensare. Pace, benessere e sicurezza devono caratterizzare il nostro vivere l’Europa.

E vanno ben oltre l’ossessiva rincorsa a qualche conto in ordine.

Commenti
Autore Commento
Venerdì 03 Apr, 2020 Bruno Bellò

Caro Direttore, condivido appieno il suo pensiero. Siamo indubbiamente ad un bivio importantissimo per chi crede che il futuro possa passare attraverso la costruzione di un Europa nuova. Credo che con l'esperienza non certo positiva di questa pandemia abbiamo l'occasione, forse l'ultima, per costruire una Europa vera, in cui i suoi abitanti possano considerarsi europei a tutti gli effetti. Al contrario, il pericolo è che prevalgano i vari nazionalismi che, probabilmente inevitabilmente, porteranno le economie dei vari paesi verso società tendente all'autarchia con tutte le criticità e rischi che ciò comporta. La saluto cordialmente Bruno Bellò

Autore Commento
Sabato 04 Apr, 2020 Vincenzo Merlino

Buonasera Direttore, si possono in qualche modo giustificare (anche se personalmente non le condivido) le reticenze dei "signori" dei Paesi del Nord-Europa verso lo strumento dell'emissione di un debito pubblico europeo per il finanziamento della ripresa economica degli Stati membri, visto le garanzie che dovrebbero fornire per Paesi come il nostro che hanno già un forte debito pubblico. Però, forse, gli stessi "signori" non hanno ancora compreso, o fanno finta, che se si sfascia l'Italia si sfasciano anche loro, viste le interconnessioni, economiche e non, che hanno permesso ai loro Paesi di svilupparsi e crescere. Le ripercussioni e il contagio, questa volta economico-finanziarie, sarebbero devastanti anche per loro. Siamo di fronte alla più grossa recessione economica, sviluppatasi altresì in soli due mesi, da 70 anni a questa parte e questi che fanno? Si mettono a "giocare" con i trattati europei e i manuali di economia, e avanzano i soliti egoismi di parte pure avendo anch'essi lo stesso problema epidemiologico, anche se forse, per il momento, con effetti meno terribili dei nostri? E allora, forse è ora, per una Europa migliore, di rivedere i principi sanciti nel Trattato di Lisbona, affiancando a quelli costituenti (competenze di attribuzione, sussidiarietà e proporzionalità), il principio di SOLIDARIETA', affinché gli Stati membri, secondo uno spirito di solidarietà e con tutti i mezzi possibili, in caso di richiesta di esternalità particolarmente gravi come attentati terroristici, calamità naturali, pandemie, attivino misure straordinarie per sanare il debito pubblico delle nazioni aderenti interessate. Buon fine settimana a tutti, VM

Autore Commento
Domenica 05 Apr, 2020 Mario Palmiero

Leggevo in un editoriale di economia di pochi giorni fa: “l’Europa alla prova del nove per non sgretolare il sogno di Altiero Spinelli”. Il “dopo virus” non sarà meno violento, ed è qui il primo grande campanello di allarme che ha messo alla prova le incertezze delle leaderships, le fragilità di governance e mi riferisco, è ovvio, all'Unione Europea, agli sbandamenti della presidente della Commissione UE, Ursula, Von Der Leyen, alla precipitosa marcia indietro della presidente della Bce, Christine Lagarde, e agli interventi mirati poi stabiliti dalla stessa Eurotower. Resta il fatto che l’Europa è nel mezzo di uno tsunami: diventerà una sfida epocale. All'orizzonte c’è un clamoroso bivio. Se l’Unione europea non si farà portatrice di flussi di liquidità senza precedenti (e soprattutto senza vincoli né condizioni), si sgretolerà inevitabilmente il sogno di Altiero Spinelli e ogni Paese andrà alla ricostruzione dopo la catastrofe, come dopo una guerra, ma da solo. Non si tratta per l’Italia di uscire o meno dall'Europa - come qualche polito paventa in questi giorni - né di farsi sentire e come; si tratta di vedere se esisterà ancora un’Europa o se, alla prima grande prova, non imploderà su se stessa.

Autore Commento
Domenica 05 Apr, 2020 carmine piscopo

5 aprile 2020. Stilla al post di Elio Pariota “Europa, non è tutto perduto”. Immagine: sventolio di bandiere europee. Caro Direttore, la storia delle Nazioni (macrostoria) è il corrispettivo della storia dell’uomo singolo (microstoria), un intruglio viscerale di pulsioni istintuali frenato dalla ragione, ovvero l’eterno contrasto tra egemonia ed equilibrio dai cui princìpi nasce l’accordo universale tra gli Stati politici, ossia il famoso patto (pactum) per il quale ciascuno cede all’altro una porzione del suo potere per paura di essere sopraffatto dalla forza dell’altro donde l’accordo, l’intesa, la convenzione, il compromesso, il trattato, l’intesa, la conciliazione, l’aggiustamento, in una parola la pacificazione, onde evitare, con saggezza, derive teocratiche, oligarchiche, tiranniche, pieni poteri et coetera. Quello che manca ai Partners del Nord Europa è la saggezza contrattuale, il vero cosmopolitismo politico che animò i padri fondatori dell’Unione Europea Altiero Spinelli, Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Helmut Kohl, Francois Mitterrand, Jean Monnet, Robert Schuman, Paul-Henri Spaak, Joseph Bech, Johan Willem Beyen. L’Europa attuale è contrassegnata da nazionalismi, sovranismi, primatismi altezzosi, arroganti e prepotenti dai quali è difficile trarre comuni vantaggi. Meno male che c’è ancora del solidarismo internazionale dalla cui generosità veniamo sopraffatti nelle sciagure comuni. L’unica speranza per le generazioni future è l’edificazione di un orizzonte di senso, di significati, di valori e di fini che si acquisiscono con una soda silloge paidetica.

Lascia un Commento
Commento inviato con successo! Ricarica la pagina.