L'Editoriale del Direttore Il dilemma di Mr. Facebook
Venerdì 20 Lug, 2018

Il dilemma di Mr. Facebook

Elio Pariota
Elio Pariota
2567 7

Prima o poi Mark Zuckerberg - travolto dalle critiche per aver dichiarato che non censurerà i negazionisti dell’Olocausto -  dovrà dirci da che parte schiererà il suo Facebook.

Dalla parte di coloro che giudicano la Shoah una delle più immani tragedie dell’umanità, oppure da quella di chi difende – a prescindere dalle posizioni controverse – il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero.

Non è più stagione di mezze misure e di mezze verità. Qui si tratta di comprendere in maniera chiara e inequivocabile se sul social più popolare del mondo ciascuno possa dire tutto ciò che pensa, anche quando il contenuto delle sue tesi infrangono capisaldi sui quali si sono edificate società, valori e culture nati dalle esperienze distruttive dei nazionalismi e dei totalitarismi del Novecento.

La forza di talune argomentazioni corre velocissima nella Rete e fa proseliti. A volte della peggior specie.

Commenti
Autore Commento
Sabato 21 Lug, 2018 Lorenzo

Ci risiamo, ormai è fisiologico, periodicamente qualcuno prova ad indossare la casacca di tifoso: filo-nazionalsocialista o erede e conservatore della memoria dell'Olocausto. Signori bisogna esseri Seri, ogni persecuzione è strage di persone inermi va sempre condannata e Facebook non può esimersi da questo compito altrimenti muti la sua natura da social network in qualcos'altro.

Autore Commento
Sabato 21 Lug, 2018 emanuele

occorre ordunque comprendere la realtà in maniera chiara e inequivocabile, sui meccanismi che hanno indotto i popoli di quei tempi ad appoggiare o seguitare i nazionalismi. e' bene che non si tenti di orientare il pensiero della massa, facendo perdere loro il diritto di esprimersi, giacchè potrebbe esitare in una forma interpretativa di violenza e repressione dell'espressione di libertà di pensiero che ahimè non alimenterebbe nuovamente i nazionalismi, ma l'ignoranza e il pensiero unico, cosa ancor più grave. Le critiche devono trovare espressione in ogni sua parola per essere smentite. e per smentirle occorrono prove, quelle che i beneficiari dell'olocaustocrazia non detengono.

Autore Commento
Sabato 21 Lug, 2018 valentino

Anche io nn credo alla Shoah . Quindi adesso che fa mi espelle dalla pegaso?

Autore Commento
Sabato 21 Lug, 2018 Giovanni Laruffa

Viviamo in un'epoca in cui rinchiudersi nel privato sembra essere la soluzione migliore. Ciò mette in evidenza aspetti che portano a negare, anche, l'evidenza storica (Olocausto, ecc). Il tutto viene poi volgarmente amplificato attraverso i social network. È indispensabile la necessità di una qualche "Autorita'" che sovrintenda per evitare la pubblicazione di notizie false dalle quali i poco accorti possano farsi fuorviare.

Autore Commento
Lunedì 23 Lug, 2018 veronica

Mi dispiace molto che questa e-mail mi arrivi dall'università. Proprio uno degli organi che dovrebbe difendere la liberà di opinione in ogni campo e per ogni tema. Tutti, o quasi, condividiamo che la persecuzione ebraica appartiene ad una delle più crudeli tragedie storiche, questo non significa che chi ha sviluppato un pensiero differente debba essere "silenziato", tutt'altro. Tramite il dialogo e il confronto può nascere maggiore consapevolezza e sapere. Mettere a tacere pensieri diversi da quelli considerati giusti è sbagliato. Inoltre direttore Pariota vorrei farle presente che anche oggi assistiamo ad uno sterminio ma nota differenza? qualcuno sta intervenendo per evitarlo? Buona giornata!

Autore Commento
Lunedì 23 Lug, 2018 valentino

Ben detto Veronica Lo stato d'Israele si sta macchiando di un grande crimine verso i palestinesi e' questo e'' ben documentsto dai social mentre i canali ufficiali insabbiano.

Autore Commento
Giovedì 26 Lug, 2018 Elio Pariota

Carissimi, le vostre riflessioni meritano qualche precisazione. Non ho mai pensato che si debba “silenziare” qualcuno o qualcosa; sostengo, invece, che il social più frequentato al mondo debba indicarci il perimetro entro il quale la libertà di espressione – a mio giudizio insopprimibile – non finisca per arrecare offesa a milioni di persone. Ognuno può pensarla come vuole sulla virulenza dei totalitarismi del Novecento che in vent’anni hanno portato a ben due conflitti mondiali. Mi chiedo, però, se negare le grandi tragedie – dalla Santa Inquisizione alla Shoah, passando per i lager staliniani e per il genocidio del conflitto balcanico dei primi anni ’90, fino ai massacri di curdi e palestinesi – sia davvero la strada maestra per costruire modelli sociali fondati su una solida e coerente memoria storica. Un social diventa autorevole non soltanto per le sue dimensioni, ma soprattutto quando è in grado di garantire che il dibattito non infranga principi universalmente condivisi sui quali si basa una pacifica convivenza civile.

Lascia un Commento
Commento inviato con successo! Ricarica la pagina.