L'Editoriale del Direttore L'editoriale del direttore Elio Pariota: Scegliere di non sapere
Venerdì 22 Giu, 2018

L'editoriale del direttore Elio Pariota: Scegliere di non sapere

Elio Pariota
Elio Pariota
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Teniamoci forti; il giorno in cui sapremo quando si passerà a miglior vita è vicino.

A darci la ferale notizia uno studio pubblicato sulla rivista Nature. Ci racconta che i ricercatori di Google hanno tirato fuori un algoritmo micidiale che - con una precisione intorno al 95% - ci dirà la data in cui toglieremo il disturbo.

Per farci questa cattiveria le teste d’uovo del motore di ricerca più importante del mondo hanno utilizzato l'intelligenza artificiale su un campione di oltre 216.000 pazienti adulti, ricoverati in ospedale per almeno 24 ore.

Insomma, il dado è tratto. Ma non disperiamo. In fondo lo sappiamo sin dalla culla: la vita è una roulette e la pallina gira fin quando non toccherà a noi. Ma quanti cederanno alla curiosità di scoprire la fatidica data? Credo pochi coraggiosi. Noi comuni mortali continueremo a vivere felicemente scegliendo di non sapere.

Commenti
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Sabato 23 Giu, 2018 carmine piscopo

Caro Direttore, la morte è il limite ineluttabile per l’”adam”; ma per la maggioranza degli uomini è un tabù, ossia “un’inibizione comunicativa”. Una volta si chiedeva ”pietà per chi muore”; oggi l’invocazione è capovolta in “morte per pietà”. Nelle culture arcaiche di morte non di parlava, perché il vecchio moribondo era assistito al capezzale dall’affetto di innumeri familiari. Oggi, la solutudine delle masse mute produce ugualmente la tanatoafasia. La logica del non sapere è la negazione della saggezza. E’ la vera Cultura che assegna alla morte la giusta collocazione, con il lemma francescano di “sorella morte” la quale segna la vera nascita a nuova Vita. I grandi pensatori, da Aristotele a Comenio, da Hegel a Heidegger hanno cercato di esorcizzare l’evento terminale dell’umano complesso. Anche per la preparazione al traguardo finale necessita una Paideia, nell’orizzonte umanistico sapienziale indicato dal Signore della storia.

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Sabato 23 Giu, 2018 carmine piscopo

Caro Direttore, la morte è il limite ineluttabile per l’”adam”; ma per la maggioranza degli uomini è un tabù, ossia “un’inibizione comunicativa”. Una volta si chiedeva ”pietà per chi muore”; oggi l’invocazione è capovolta in “morte per pietà”. Nelle culture arcaiche di morte non di parlava, perché il vecchio moribondo era assistito al capezzale dall’affetto di innumeri familiari. Oggi, la solutudine delle masse mute produce ugualmente la tanatoafasia. La logica del non sapere è la negazione della saggezza. E’ la vera Cultura che assegna alla morte la giusta collocazione, con il lemma francescano di “sorella morte” la quale segna la vera nascita a nuova Vita. I grandi pensatori, da Aristotele a Comenio, da Hegel a Heidegger hanno cercato di esorcizzare l’evento terminale dell’umano complesso. Anche per la preparazione al traguardo finale necessita una Paideia, nell’orizzonte umanistico sapienziale indicato dal Signore della storia.

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Lunedì 25 Giu, 2018 Mario Palmiero

Una precisione del 95% "se" non finisci sotto una macchina, "se" non ti sparano accidentalmente per strada, "se" non ti capitano circa un milione di incidenti possibili, ma sopratutto "se" non vinci la roulette della morte di questo secolo, quel Male incurabile che ti prende a qualsiasi età, in qualunque condizione fisica e in qualunque parte del corpo, e che nel giro di pochi mesi ti porta via. Che sciocchezza.

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