L'Editoriale del Direttore Il prezzo dell'invisibilità
Sabato 23 Nov, 2019

Il prezzo dell'invisibilità

Elio Pariota
Elio Pariota
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Diventare invisibili? Da oggi si può. Parola di scienziati; quelli della canadese Hyperstealth Biotechnology Corp, che hanno realizzato un materiale che rende invisibile qualsiasi oggetto o soggetto. Quantum Stealth - questo il nome del prodigioso elemento - pare sia sottile come la carta e pure economico. Avrà inizialmente un utilizzo in ambito militare, ma in seguito coinvolgerà altri settori, compreso il mondo delle energie rinnovabili. Niente male, soprattutto per coloro - non pochi per la verità - che hanno da sempre vissuto con il bernoccolo di diventare invisibili. Volete mettere l’ebbrezza di osservare senza essere visti? Oppure la libertà di fare ciò che più ci pare e piace? Certo, nessuno più ci considererebbe. È il prezzo da pagare. Ma che importa? Non è forse vero che l’essenziale è invisibile agli occhi? In fin dei conti assai spesso la nostra vera identità sfugge a un mondo che ci guarda in superficie, con occhi distratti e distanti. Quantum Stealth promette di spalancarci un futuro dai contorni inimmaginabili. Facciamone buon uso. E in bocca al lupo a tutti noi.

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Sabato 23 Nov, 2019 Marco Masetti

Trovo molto interessante lo sviluppo di nuove tecnologie, e altresì inquietante il fatto che l'unico utilizzo pensato dagli ideatori, a giudicare dal sito web, sia quello bellico. Nascondere carri armati o rendere invisibili le incursioni militari su una spiaggia - curioso esempio forse un po' anacronistico, quello utilizzato sul sito ufficiale - sembrano utilizzi ben poco nobili; ma è risaputo che il settore militare è ai primi posti in quanto a spesa nella ricerca. Le sagge parole del dottor Pariota ben evidenziano una società di invisibili e uniformati individui, nella quale sarebbe interessante lavorare sull'identità piuttosto che cercare la visibilità mediatica a tutti i costi: il fenomeno della pubblicazione della sfera privata di ogni individuo, innescato dai social network, e la continua ricerca di approvazione sociale ben rappresentano il senso di invisibilità di cui tutti soffriamo. Il tutto sfocia in fenomeni di "followers", curiosamente traducibile con "seguaci" - e non voglio aprire discussioni relative alla ricerca di un credo - e Hikikomori, persone che autonomamente decidono di isolarsi; questo fenomeno, inizialmente nato in Giappone, è apparentemente sempre più diffuso anche nei paesi occidentali. Forse la tecnologia Quantum Stealth sarebbe più utile in questo contesto, per aiutare gli Hikikomori a re-integrarsi nella società. Ma anche la copertura dei bagni pubblici con il suddetto ritrovato tecnologico sarebbe civilmente ed umanamente preferibile all'utilizzo bellico.

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Domenica 24 Nov, 2019 carmine piscopocc

23 novembre 2019. Siringa al post del Direttore Elio Pariota “Il prezzo dell’invisibilità”. Immagine: uomo senza volto. Caro Direttore, appartiene all’adam primigenio l’inconsaputa tensione all’invisibilità che solo dalla Fisica è stata identificata, di recente, come un “quantum”. I grandi teologi medioevali annettevano solo a Dio il privilegio dell’invisibilità; Arthur Schopenhauer nel suo capolavoro “Weltt als Wille und Vorstellung” include “il non essere veduto” come volontà e rappresentazione dell’essenza umana. Ma, da qui all’ebbrezza di osservare e non essere visto ne passa di quantità e di qualità, perché il mondo è solo epidermide ed è una realtà rappresentata da raccontare. Il vero valore dell’identità personale è insito nella persona che è valore sussistente e primale e si gioca tra essenza ed esistenza. Anche per questo occorre servirsi di vettori paidetici che sono propri delle istituzioni scolastiche.

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Domenica 24 Nov, 2019 Mario Palmiero

Tralasciando le applicazioni belliche per le quali si sviluppa ogni tecnologia da internet alla propulsione elettrica, poi utilizzata in altri campi, e ogni superfluo commento in proposito, ma da Platone a Salvatores, passando per gli incantesimi e il mantello di Harry Potter, l’invisibilità è un mito inseguito da secoli. La domanda però è duplice: perché vogliamo renderci fisicamente invisibili e, che cosa faremmo se nessuno ci vedesse? Sul punto e sulle differenze tra invisibilità fisica e sociale si sono scritti libri e libri di psicologia, politica e scienza, ma restando sull’aspetto psicologico e sociale del rendersi invisibile, se è vero come afferma il Direttore che assai spesso la nostra vera identità sfugge a un mondo che ci guarda in superficie, con occhi distratti e distanti, allora credo che più che un mantello dell’invisibilità, a molti servirebbe un “mantello della visibilità”. Bello infatti il passaggio dell’amico Masetti quando dice “una società di invisibili e uniformati individui, nella quale sarebbe interessante lavorare sull'identità piuttosto che cercare la visibilità mediatica a tutti i costi …. e la continua ricerca di approvazione sociale ben rappresentano il senso di invisibilità di cui tutti soffriamo”.

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Mercoledì 27 Nov, 2019 Vincenzo Merlino

Personalmente questa "cosa" della ricerca dell'invisibilità mi riporta alla mente il mito della super potenza, forse piuttosto puerile, del supereroe “uomo invisibile”. Siamo forse in presenza dell’ennesima interpretazione distorta ed estrema di un individualismo metodologico dei nostri tempi? Grazie a tutti per gli spunti di riflessione e a presto. VM

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