L'Editoriale del Direttore La chiusura della Paravia di Torino - VIDEO
Venerdì 17 Gen, 2020

La chiusura della Paravia di Torino - VIDEO

Elio Pariota
Elio Pariota
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Sembrava avesse chiuso i battenti in occasione delle festività di fine d’anno; invece non li ha più riaperti.

Si è compiuto così il destino della seconda libreria più antica d’Italia, la “Paravia” di Torino fondata nel 1802. Più di due secoli di storia gloriosa alle spalle, ma non c’è stato nulla da fare.

Troppo difficile competere su un mercato dove il libro te lo portano fin nel salotto di casa, magari a prezzo scontato, in una manciata di ore dall’acquisto online.

La chiusura della Paravia è la conferma che nella società globale c’è sempre meno gloria per le attività a base familiare spazzate via dalla concorrenza di gigantesche strutture (vedi Amazon nel caso specifico) che corrono sul web da un capo all’altro del Pianeta a costi estremamente contenuti.

La chiusura della Paravia è l’ennesima riprova che quel mondo analogico - lento e compassato al quale eravamo abituati - è sparito per sempre. Al suo posto ne è subentrato un altro assai più veloce, liquido, efficiente, cinico,impersonale.

Con il quale dobbiamo attrezzarci a convivere senza pregiudizi. Prima che sia troppo tardi.

Commenti
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Venerdì 17 Gen, 2020 Emanuela Grippo

Gentilissimo Direttore. Amara notizia. Ricordo quante acute letture; comprensioni del testo; spunti di riflessione; quadri di insieme ti offrivano i libri della casa editrice Paravia. Chiude un pezzo di storia recente; quella buona ; quella da preservare. E invece... Bisogna far spazio all' esplosione del gigantesco mostro dell' era digitale; immediato ; dalla apparente conoscenza istantanea. Aiutiamo i libri a non scomparire dalla nostra esistenza. I libri spolverati; sfogliati; rivisiti, ingialliti; consumati; vissuti; sperimentati ; datati; conservati; ripristinati ;un bagaglio a mano che si può' portare in ogni luogo e dove possiamo trovare e ritrovare un pezzo della nostra vita tra le pagine o le righe di un libro. Il libro ha un fine ; possiede un' umanità' perduta;il digitale e' un mezzo di comunicazione liquida; fluida; veloce; senza tempo; senza storia . Grazie Emanuela Grippo

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Sabato 18 Gen, 2020 Vincenzo Merlino

Bella questa nuova modalità del video-post. Complimenti Direttore. Tornando sui contenuti del suo editoriale di questa settimana, vorrei proporre alcuni spunti di riflessione: nel dibattito odierno, ci stiamo forse concentrando molto sul declino del libro, inteso come mezzo fisico e molto di meno sul fine ultimo che qualsiasi strumento di comunicazione dovrebbe perseguire? Ovverosia, informare, accrescere la cultura, rendere consapevoli ed edotti, migliorare la società, ecc.? E allora, a prescindere dal mezzo utilizzato, ciò che conta non è forse l'inclinazione o meno nel volersi informare, documentare, imprare, crescere umanamente e professionalmente? Ma questo non dipende prima di tutto da ciascuno di noi? Certo, dispiace per l'industria del libro e spero che un giorno, un po' come sta accadendo per i dischi in vinile, la stessa possa riprendersi un po' da questo lento e inesorabile declino, ma purtroppo è la dura legge del mercato che, come giustamente a mio avviso dice, Direttore, è bene prenderne atto e semmai fare qualcosa di concreto per far convivere i due strumenti, carta e digitale, con buona pace di tutti. Buona domenica. VM

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Domenica 19 Gen, 2020 Bruno Bellò

Gentile Direttore, sarà perchè non sono più un "giovincello", ma la piacevolezza di sfogliare un testo, il contatto fisico e "quel non so che" che ti procura "emozioni" solo con il contatto fisico delle pagine scritte; queste sono sensazioni che solo il libro ti può dare! Nel luglio scorso con Pegaso mi sono laureato in economia aziendale e naturalmente gli esami li ho sostenuti seguendo le lezioni online, ma un grande aiuto alla preparazione, di cui gli esami sono solo una parte, l'ho avuta leggendo e studiando tutti i testi consigliati e proposti dai docenti dei vari corsi. Questo per dire che la tecnologia è certamente fondamentale per lo sviluppo delle attività umane, compreso lo studio e la "pegaso" ne è un esempio ben evidente, ma rimane, secondo me fondamentale il "libro" e poter andare in libreria dove diventa importante il contatto fisico, non solo con il libro. Perciò, dispiace molto che una libreria chiuda, ancora di più quanto si parla della Paravia, libreria non solo storica di Torino. Indubbiamente la globalizzazione e l'innovazione tecnologica sta dando e darà innumerevoli vantaggi all'umanità; sarò nostalgico, ma se dipendesse da me, vorrei che il nuovo mondo che si prospetta possa convivere anche le piccole realtà economiche e artigianali che si trovano, quasi sempre, nei centri delle città. Un caro saluto

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Domenica 19 Gen, 2020 Mario Palmiero

Come un Kindle non potrà mai eguagliare il piacere della carta tra le mani, il fruscio delle pagine e l’odore di colla e legno che porta con sé i ricordi di tutti i libri passati, così l’efficienza di Amazon non potrà mai sostituirsi al piacere della ricerca e del viaggio tra gli scaffali di una libreria. Le numerose librerie che chiudono sono soprattutto un danno sociale, culturale ed emotivo per i lettori, già così pochi in Italia. Le librerie sono luoghi in cui si scambiano opinioni, si chiedono suggerimenti, si prendono informazioni, ci si riunisce in gruppi di lettura, si frequentano corsi, si fanno amicizie, si combatte l’isolamento e spesso si fanno nuove amicizie partendo dalla lettura comune di un libro letto ed amato. Certo la loro progressiva chiusura è una grave ferita al tessuto culturale già molto fragile del nostro Paese, ma il problema non può essere il digitale, visto che il mercato dell’ebook ha avuto una battuta d’arresto assestandosi al 10%del mercato, mentre nelle vendite online c’è una crescita di libri cartacei del 25% (dati Amazon). La verità è che sono calati i lettori. Questa è la prima causa. E sono calati anche in maniera molto, ma molto importante. Possiamo ragionare di distribuzione, mercato online, digitale e così via, ma alla fine il punto è che un mercato già piccolo come quello italiano, si è molto ridotto, e i lettori sono sempre più scarsi; secondo i dati dell’AIE, l’Associazione Italiana degli Editori, nel 2018 solo 5 milioni di italiani leggevano almeno un libro al mese… Soluzioni? Bisognerebbe ripartire da l'insegnamento dell’amore per la lettura sin dai primi anni della scuola ma è utopistico e complicato, specie nel nostro sistema e, comunque, faremmo a tempo? Piccola parentesi fuori tema; complimenti per il nuovo formato video, Direttore!

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