L'Editoriale del Direttore La debolezza italiana tra Medio Oriente e Libia
Sabato 11 Gen, 2020

La debolezza italiana tra Medio Oriente e Libia

Elio Pariota
Elio Pariota
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Nel groviglio della crisi mediorientale scaturita dall’uccisione del generale iraniano Soleimani da parte degli USA, l’Italia appare drammaticamente defilata. E non soltanto perché il segretario di Stato americano - Mike Pompeo - ha informato a cose fatte inglesi, tedeschi e francesi, escludendo in prima battuta i nostri governanti; ma soprattutto per il fatto che l’incendio libico - praticamente alle porte di casa - andrebbe affrontato con una strategia in linea con la nostra prestigiosa tradizione diplomatica.  Invece si fatica non poco a trovare il bandolo della matassa. E a pochi chilometri da una regione in sommossa questa debolezza rischia di diventare esiziale. Non si può non andare col pensiero a 35 anni fa, quando la crisi di Sigonella segnò la temporanea rottura tra il governo Craxi e la Casa Bianca guidata da Ronald Reagan. Una frattura in seguito ricomposta, ma che conferì all’Italia dignità e rilevanza geopolitica. Altri tempi. Altri uomini.

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Sabato 11 Gen, 2020 Stefano Papa

Buonasera Direttore, la sua analisi è schietta e veritiera, purtroppo. Ma l'Italia non può aver esaurito la sua caratura internazionale e gli uomini dall'alto profilo politico e diplomatico. Siamo l'Italia, l'Italia di Goito, di Solferino, di Premuda e di Vittorio Veneto. Ci risolleveremo anche stavolta e riconquisteremo la centralità, momentaneamente perduta, tra le nazioni del Mediterraneo. Le auguro una buona serata. Stefano Papa

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Domenica 12 Gen, 2020 Emanuela Grippo

Gentilissimo direttore. Buongiorno. Grazie per i suoi articoli . In quale direzione stanno andando il nostro Occidente, la nostra Italia? Possibile che si sia così' incapaci nel garantire un assetto stabile di sussistenza sociale per il benessere comune? Guardiamoci indietro. Ragionevolezza, buon senso , poca corruzione e tanta formazione umana e di pensiero, caratterizzavano il vivere e il voler cercare a tutti i costi di ricostruire il Paese con strategie di rilancio è un dialogo pacifico e non esclusionista. Guardiamo ora: un Occidente sempre pronto a intraprendere guerre e un Oriente che vorrebbe sganciarsi e muoversi in qualche modo, ma una crisi di fondo che macchia la dignita' e L' identita' di ognuno di noi che ci riporta a ingiustizie e intolleranze secolari e storiche incomprensioni. A pensare che tempi addietro un solo avviso di garanzia era una condanna per sempre è un marchio che comportava la necessaria uscita di scena e chiusura di sipario per il benessere del Paese. Grazie Emanuela Grippo

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Domenica 12 Gen, 2020 Roberto Russo

I mondi della formazione, e della cultura, possono/debbono contribuire a creare rapporti e reti che al di là delle contingenze di governo/ni rafforzano l'idea di comunità Mediterranea capace di dialogare e costruire. Proviamoci.

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Domenica 12 Gen, 2020 carmine piscopo

12 gennaio 2020. Spilla al post del direttore Elio Pariota “La debolezza italiana tra Medioriente e Libia”. Immagine: uomo di spalle con una mano in testa di fronte al globo. Caro Direttore, è acclarato da tempo che l’attuale Europa (UE) è solo la triplice Germania-Inghilterra-Francia (ex Troika); le altre Nazioni contano meno di nulla, nel fallimento totale dello spirito che animò i Padri fondatori che ne volevano una “politica”. E’ anche risaputo che il “principe di questo mondo” aizza e produce solamente odio, rancore, inimicizie, guerre e catastrofi, ossia “egemonia” e tracotanza. Figuriamoci l’Italia! Conta quanto una feluca. Non appare defilata, come tu dici, ma l’hanno defilata, ovvero l’hanno considerata marginale ed insignificante, soprattutto in ordine alla gestione della supremazia militare vietata dalla nostra Costituzione. Noi, però, imperterriti e carichi di fiducia, attendiamo che il Signore della storia umana dia il Suo vero segnale! E’ questo che manca nei nostri messaggi paidetici.

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Domenica 12 Gen, 2020 Vincenzo Merlino

Oman: il suo sultano, Qaboos bin Said Al Said, mediatore e filantropo, l’uomo che ha governato per più tempo nel mondo arabo, più o meno dal 1975, è morto il 10 gennaio scorso. Rispettato dai leader internazionali occidentali e non, l’ormai defunto sultano ha portato il suo paese a giocare un ruolo chiave nella regione mediorientale, e prosperità economica e sociale (ad es., secondo i dati pubblicati dalla Banca Mondiale, l’aspettativa di vita in Oman è passata dai 42 anni del 1960 ai 77 anni del 2017). Italia: XVIII legislatura della Repubblica e Governo n. 72 in 72 di Repubblica. Senza estremizzare, ma può essere più credibile un Paese così rappresentato dal punto di vista poltico-internazionale, al netto di forum, congressi e organizzazioni istituzionali? Dov'è la stabilità politica, fonte anche di prestigio e 'forza' internazionale? Ma allora, il problema sono le persone o il ns 'sistema' stesso? Ben trovato Direttore e grazie per gli spunti di riflessione settimanali che ci dispensa. Buona settimana a tutti. VM

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Domenica 12 Gen, 2020 Mario Palmiero

Soprattutto altri uomini caro Direttore, soprattutto altri uomini. E credo sia solo il ricordo della nostra prestigiosa tradizione diplomatica - che Lei giustamente evoca insieme all’intera classe politica protagonista della Crisi di Sigonella del 1985 - a salvarci da un aperto sberleffo degli altri Paesi europei. E che miserevole raffronto paragonare l’allora Ministro degli Esteri Giulio Andreotti, un Gigante, a questo omino che pretende di rappresentare l’Italia (L’Italia!) nelle più importanti cancellerie, stringere la mano ai potenti della terra, essere il nostro biglietto da visita nel mondo. Che vergogna, che mortificazione. Un illetterato con gravissime carenze in italiano, storia e geografia, e l'unico Ministro degli Esteri a non conoscere la lingua inglese. L’uomo della Russia come Paese del Bacino del Mediterraneo, di Pinochet in Venezuela, di Matera in Puglia (!!!), del Presidente “Ping”, della “democrazia millenaria” francese! Un bibitaro rimasto bibitaro, con buona pace e stima di chi svolge il proprio mestiere con onesta dignità allo stadio, ma non pretende certo di rappresentare l’Italia all’estero. Altri uomini dicevamo, sì, ma che ahimè sono lo specchio e l’espressione di un’altra Italia e di altri tempi. È questa l’altra faccia di una medaglia chiamata democrazia.

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Lunedì 13 Gen, 2020 Emanuele

I tempi sono cambiati e l'Italia non ha più grandi politici per farsi valere in campo internazionale. L'agenda internazionale è sovente mossa da fini economici, anziché umanitari, che non consentano a popoli vessati dal colonialismo e da 'dittature' a progredire in tutti i sensi. Craxi è stato un grande politico che ha fatto i suoi errori; che si è trovato in un contesto peculiare:un sistema corrotto nel quale è stato uno dei pochi a pagare, forse per certi versi anche ingiustamente. Chi lo ha abbandonato in quel sistema la fatta franca. Non tutti i partiti e i suoi esponenti sono stati processati ed erano esenti da colpe. IDei politici di oggi molti sono inadeguati poiché calati in liste di movimenti che fomentavano l'era dell'oro; ma in realtà hanno portato il nulla.

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