L'Editoriale del Direttore Meridione, il grande esodo
Sabato 26 Ott, 2019

Meridione, il grande esodo

Elio Pariota
Elio Pariota
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Negli ultimi 13 anni più di due milioni di italiani - in prevalenza meridionali - hanno lasciato definitivamente casa per approdare in altri Paesi della UE o in America Centro-Sud. La Fondazione Migrantes ha fotografato il fenomeno nel suo 14mo rapporto “Italiani nel mondo”: si va via per edificare un progetto di vita soddisfacente che da noi appare drammaticamente precluso. Dunque partono i giovani con istruzione medio-alta, portando fuori dai confini domestici il migliore intelletto e la migliore energia. Un dramma sociale. Per riparare al quale non servono più le grandi promesse e i proclami di una riscossa non più credibile. Per arginare il grande esodo e rimettere in pista il Mezzogiorno occorre una sorta di poderoso Piano Marshall post-Duemila. Non si tratta di un atto di fede, ma di un’assunzione di responsabilità da trasfondere tra le priorità nell’agenda di governo.

Commenti
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Sabato 26 Ott, 2019 Vincenzo Merlino

Concordo al 100x100 col Direttore, se ormai il meglio dei nostri giovani, scolarizzati e acculturati, se ne va all'estero per lavorare e non solo, come una volta, per due/tre settimane di vacanze, stiamo formando in casa capitale umano di valore che poi "regaliamo" ai Paesi esteri, depauperando l'investimento economico-sociale; è altresì ormai acclarato che, se vogliamo veramente far ripartire il nostro Paese, bisogna una volte per tutte rendere industrializzato, "logisticizzato", "infrastrutturizzato" e competitivo il Sud. Il Nord da solo non ce la fa a competere con i nuovi scenari economici globali. Otterremmo due funzioni altrettanto valide: eliminazione delle diseguaglianze sociali nord-sud (visto che fino a prova contraria nazione è "tutta") e riattivazione efficiente ed efficace del "sistema Italia". Buona domenica. VM

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Sabato 26 Ott, 2019 Bruno Bellò

Il paese deve ritornare a credere in se stesso e nelle proprie capacità. Bisogna pensare ad un mondo nuovo, aperto che abbia la voglia di credere che il merito e le responsabilità individuali sono le basi per costruire rapporti positivi e proficui. Abbiamo bisogno di credere ad una nuova società che disegni degli obiettivi di lungo periodo e che investa massicciamente nell'innovazione dando tutte le opportunità necessarie alle nuove generazioni creando i presupposti indispensabili perchè i giovani, che sono il futuro, possano ritenere che il loro paese è un luogo dove poter vivere, crescere e progredire.

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Sabato 26 Ott, 2019 Emanuela Grippo

Gentile direttore. Dovremmo riappropriarci del territorio e restituirgli dignita' e memoria storica perduta; in virtu' di un principio di solidarieta'sociale; etica sociale aiutandoci braccia a braccia ; con mentalita' buone e politiche buone lontane dagli egoismi personali e dalla corruzione. Solo unendoci e aprendo mente e cuore si potrebbero superare le antiche e nuove povertà' e sperare nella costruzione di un mondo e futuro migliore. Grazie Emanuela Grippo

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Domenica 27 Ott, 2019 Mario Palmiero

Ho letto (con un certo sconcerto) che nel solo periodo dal 2010 al 2015 la fuga dei cervelli italiani all’estero è costata oltre 10 miliardi. Una misura della spesa “inutile” sostenuta dall’istruzione pubblica a fronte dell’esodo sempre più massiccio dei laureati verso mete più redditizie, dal Regno Unito alla Germania, per tacere del resto del mondo. Precari e sottopagati. Spesso costretti ad accontentarsi di impieghi poco qualificati rispetto al percorso formativo. La storia è nota in un Paese sempre più ostile ai laureati dove istruzione e lavoro sembrano costituire mondi paralleli; l’Italia forma i suoi giovani più promettenti ma, in definitiva, non crede nelle loro potenzialità di professionisti. La fuga dei cervelli è sopravvivenza. Oggi ci sono le elezioni in Umbria, per dirne una. Una regione dove per via del sistema corrotto che ha coinvolto la sanità e di cui tutti ben sappiamo origine ed epilogo, più della metà dei giovani medici laureati ha lasciato il Paese per specializzarsi – e si suppone per vivere e lavorare – altrove. Bravi, bravissimi, che dire altro dire, a parte le scuse. Si possono consolare pensando che a noi restano i peggiori, che saranno i medici che ci prenderanno in cura, magari prenderanno in cura anche all’ex Governatrice.

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Lunedì 28 Ott, 2019 carmine piscopo

26 ottobre 2019. Pungolo al post del Direttore Elio Pariota “Meridione, il grande esodo”. Immagine:valigia colorata a bandiera italiana. Caro Direttore, l’iperbole dell’esodo biblico è eccessiva; il fenomeno della fuga dei cervelli è del tutto circoscritto; semmai, è il lavoro che manca in Italia per le giovani generazioni, soprattutto nel Mezzogiorno. La politica insipiente ha tentato con ogni mezzo, nel lungo periodo, di scaricarsi da dosso il greve onere di finanziare le grandi imprenditorie; è molto facile e più comodo dismettere e svendere i tradizionali gioielli di casa nostra, piuttosto che essere vigili amministratori di imprese proprie che costano ovviamente lacrime e sangue, come è logico che sia. Così vanno le vicende di questo mondo, almeno da oltre duemilacinquecento anni, da quanto leggiamo a principiare da Tucidide e da Erodoto. E’ tuttora assente una paideia della responsabilità pubblica e politica per assicurare il vero lavoro su cui si fonda, solo a parole, la nostra amata Repubblica.

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