L'Editoriale del Direttore Oltre la nuova Via della Seta
Sabato 16 Mar, 2019

Oltre la nuova Via della Seta

Elio Pariota
Elio Pariota
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Con i soldoni dell'Aiib - la Banca Asiatica d'Investimento da 100 miliardi di dollari di capitale - il presidente cinese Xi Jinping punta a connettere il suo Paese a Europa e Africa. L’Italia si prepara a diventare il primo Paese del G7 a sostenere formalmente il mega-progetto infrastrutturale denominato la “Nuova Via della Seta”. Le critiche alla Penisola si sprecano: dall’Europa agli Stati Uniti si invoca il pericolo di un rafforzamento degli occhi a mandorla nei settori strategici dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, per non dire dell’influenza logistica e militare. Tutto vero. Se non fosse che l’Italia: a) ha solo lo 0,75% di investimenti cinesi diretti in rapporto al Pil (ben al di sotto di molti Paesi europei e della GB); b) è considerata dalla Cina un Paese fondatore della Banca Aiib; c) vuole incrementare il proprio export nel Celeste Impero; d) ha perso da secoli la centralità del Mediterraneo negli scambi internazionali e necessita di rilanciare i porti; e) vive una stagione di tensione con i partner europei; f) risente del dichiarato isolazionismo americano. Oltre la nuova Via della Seta c’è il recupero di quel ruolo centrale nelle relazioni globali che è nelle corde della nostra diplomazia e della nostra geopolitica.

Commenti
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Sabato 16 Mar, 2019 Biagio Giliberti

Sempre lucido nella riflessione e terso nell’esposizione. Un ennesimo contributo alla conoscenza e alla consapevolezza del ruolo geopolitico dell’Italia nel mediterraneo e nel mondo. Grazie Direttore!

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Sabato 16 Mar, 2019 carmine piscopo

Briciola alla nota del Direttore Pariota “Oltre la nuova Via della Seta”. Immagine: testa di Donatello che dice ciao in cinese e quella di Mao che dice ciao in italiano. Caro Direttore, nelle nostre punture abbiamo asserito ripetutamente che l’Economia, il Commercio, la Finanza non esprimono intrinsecamente una forte e rispettosa visione dell’uomo, ossia non posseggono in nuce una sana antropologia, perché considerano l’uomo unicamente un semplice numero. Poi, che la diplomazia e la geopolitica degli Stati, comprese quelle della nostra Nazione, debbano esplicare la loro parte nel consesso mondiale è altra cosa, se è concesso dalle condizioni politiche e strutturali interne, sempre nel rispetto di una robusta weltanschauung umana, in uno spaccato storico inquieto e convulso come quello che stiamo vivendo, senza orizzonti di senso e di valori. Le nuove sfide e le nuove speranze possono essere affidate solo ad un’efficace Paideia, se a questa saranno concessi strumenti e potenzialità professionali.

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Domenica 17 Mar, 2019 Mario Palmiero

Sun Tzu, generale e filosofo cinese, circa 5 secoli prima della nascita di Cristo (più o meno quando in Europa si combatteva con poco più che pietre e clave) ne “L’Arte della Guerra” scriveva: “Così, in guerra, la regola è di evitare ciò che è forte e di colpire ciò che e debole”. Ecco, è un po’ questa l’idea che mi è venuta in mente quando i cinesi, per entrare in l’Europa, si sono rivolti all'Italia. Hanno puntato il più debole. Ed è questa è l’idea che deve essersi fatta anche l’Europa. Un governo debole e influenzabile, isolato nel panorama politico europeo e che, pur di tornare ad essere protagonista, sarebbe pronto a tutto. Anche a vendersi per quattro spiccioli. È giusto che l’Italia voglia recuperare un ruolo centrale nelle relazioni globali, ma non così. Così rischia addirittura un maggiore isolamento, e i nostri vicini dai casa sono i francesi, gli inglesi, i tedeschi, e non i cinesi. Che l’Italia quindi recuperi il ruolo ma con le proprie forze, iniziando a ricucire i tanti grandi e piccoli strappi con i Paesi amici e, se di economia, di scambi e di commercio vogliamo parlare, dando il via alla TAV che anche su questo, il Governo, sta facendo agli occhi dell’Europa la figura del buffone.

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