L'Editoriale del Direttore L'editoriale del direttore Elio Pariota: Quel capitale umano che se ne va
Sabato 28 Mar, 2015

L'editoriale del direttore Elio Pariota: Quel capitale umano che se ne va

Elio Pariota
Elio Pariota
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E’ giunto il  momento di fare qualche conticino. Tanto per capire se il costo dell’istruzione nel nostro Paese ritorni o meno come valore aggiunto sul territorio nazionale. Le pulci ce le ha fatte l’ultimo Rapporto 2014 sull’Education dell’OCSE di Parigi. Sentite un po’: l’Italia negli ultimi 6 anni ha speso qualcosa come 23 miliardi di euro per istruire dalla culla alla laurea una pattuglia di circa 150 mila persone (saldo netto tra chi entra e chi esce) che sono andate a cercare fortuna altrove, fuori dai nostri confini domestici. Si tratta di una cifra abnorme, un’autentica mannaia finanziaria che aumenta a dismisura incrementando la ricchezza di altri Paesi. Qui non stiamo parlando di fuga di cervelli; qui si parla di una triste, silente, rassegnata forma di emigrazione post-Duemila, in gran parte costituita da laureati. Un capitale umano che se ne sta andando – privato com’è di adeguate prospettive occupazionali – e che fornisce il drammatico spaccato dell’impoverimento del nostro Paese. Urge che il governo metta in agenda questa priorità. Finanziare laureati che arricchiranno altri Paesi e importare manodopera assai meno qualificata non mi sembra un grande affare. O no?
Commenti
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Domenica 29 Mar, 2015 Francesca

Non si può più pensare all'Italia come all'unico luogo del mondo dove costruirsi un futuro. Bisogna pensare all'era della globalizzazione anche come a nuove opportunità di crescita e di formazione all'estero. Io vivo e lavoro sei mesi in Italia e sei all'estero. E l'azienda per cui lavoro ha due sedi. Una in Italia e una in Usa.

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Lunedì 30 Mar, 2015 Fulvio Landi

Caro Direttore, le reazioni all'argomento possono e devono essere controverse, da una parte le grandi spese sostenute da noi tutti per creare una nuova classe dirigente di cui godranno Paesi nostri concorrenti, dall'altra le giuste istanze dei giovani che si aprono alla globalizzazione e che di questa usano possibili benefici. Ma vedi esiste un secondo fenomeno di migrazione simile più subdolo ed infido: quello della migrazione interna dal sud verso il nord del Paese. Ho avuto occasione di scrivere a proposito definendo quello che accade in questo modo " Dalla valigia di cartone al trolley": Provo di seguito a riassumere. Agli inizi degli anni 50 centinaia di migliaia di giovani si riversarono dalle nostre regioni meridionali verso il nord industriale e ricco del Paese, partivano portandosi dentro valige di cartone fermate da robusti spaghi poche povere cose, ma avendo la certezza di trovare sistemazioni migliori e speranze di una nuova vita. Erano giovani donne e uomini di scarsa cultura e scolarizzazione, ma che trovarono subito lavoro nelle grandi industrie del nord ed in particolare in Piemonte e in Lombardia. In breve si ebbero i benefici di questi grandi spostamenti ed al Sud cominciarono ad arrivare ingenti somme di danaro fresco che miglioravano sensibilmente lo stato di chi era rimasto. Nei primi anni sessanta il fenomeno si concluse con il definitivo inserimento di quelle grandi masse nel tessuto produttivo e sociale del Nord Italia, e comunque il fenomeno fu di grande giovamento all'intero Paese. Ai giorni nostri, quindi dopo sessant'anni, la situazione generale dell'Italia, pur nella smisurata diversità rispetto a quel periodo, non è cambiata. Dal Sud partono ogni anno circa settanta mila giovani, di questi il 30% ha un titolo di scuola superiore e gli altri sono laureati. E' vero che una parte ha come destinazione l'estero, ma l'80%, circa ha come meta la stessa dei loro antichi parenti con aggiunti il Veneto e L'Emilia Romagna. Tuttavia questi neo emigrati viaggiano con il trolley e non con le valige "spagate". I ragazzi trovano presto lavoro, trovano una casa in coabitazione e spendono rapidamente gli 850 euro che guadagnano in media per i primi due anni, ma udite udite come il processo diventa vizioso rispetto a quello di cinquanta anni prima. Insomma quella volta il flusso di denaro era verso il Sud, adesso le famiglie meridionali devono supportare i ragazzi con circa 250 euro mensili per almeno i primi due anni. La metamorfosi è che prima il Sud forniva volenterosa manovalanza, adesso fornisce cervelli colti ed in più li mantiene.

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Lunedì 30 Mar, 2015 Antonio Derinaldis

Io credo che questo è un problema che deve vedere uniti le Università Italiane, e dico tutte, e le associazioni industriali. Sensibilizzare la politica e le autorità preposte. Pagare per finanziare altri Paesi del Mondo non credo che sia una "missione dell'ONU" o essere noi italiani "sacerdoti dell'Umanità".

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Domenica 29 Mar, 2015 daniela caruso

Se ne vanno i giovani, se ne vanno , a volte, anche i quarantenni che non ne possono più di precariato e di sapere che nel loro futuro più che una pensione potrebbe esserci la mensa della Caritas... Questi ragazzi sono teneri e commoventi nel loro bisogno disperato i inventarsi una vita "futuribile". Ma la politica non se ne occupa né preoccupa, se lo avesse fatto non avrebbe consegnato a questa generazione un paese allo sfascio. Anzi, è facile sentire chiosare le istituzioni di speranza e dire ai giovani "ora tocca a voi". A me, che pur ragazza non sono più , mi viene solo da rispondere: avete fatto guai su guai , vi siete sbranati un paese florido con la connivenza della mafia, avete distrutto l'istruzione e la ricerca mortificando tante eccellenze e adesso passate seraficamente il testimone? Quale eredità lasciate, forse l'attitudine al malaffare ? Vero caro direttore, bisogna chiedere il conto alla politica. Urlando il nostro sdegno più forte che si può...

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