Venerdì 05 Feb, 2021

Spreco alimentare, Italia virtuosa

Elio Pariota
Elio Pariota
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Italia non più sprecona, almeno nel cibo. Proprio così. Nel 2020, in tempi di pandemia, ogni italiano ha gettato nella spazzatura 27kg di cibo, circa il 12% in meno dell’anno precedente.

Il focus dell’Universita’ di Bologna - in concomitanza della Giornata sulla prevenzione dello spreco alimentare - sottolinea i progressi fatti dal nostro Paese. Considerato che nella Penisola lo spreco alimentare vale circa 10 miliardi di euro (nel mondo ben2600 miliardi) ogni miglioramento indica che siamo sulla strada giusta.

Certo il Mezzogiorno è ancora indietro rispetto al Centro e al Nord, ma nel complesso il comportamento virtuoso emerge con chiarezza. L’Italia dopo la Cina e la Corea risulta tra i Paesi più sensibili alle tematiche dello spreco e dello sviluppo sostenibile. Un traguardo non di poco conto.

Commenti
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Domenica 07 Feb, 2021 Vincenzo Merlino

27 kg/anno a persona di cibo nel secchio della spazzatura? Per me questo indicatore è ancora troppo elevato ed è assoltamente inaccettabile in un quadro globalizzato e consapevole della gran fame di cui soffrono la maggior parte delle persone del globo. Già il cibo è mal distribuito, se poi chi ha la fortuna di averlo lo tratta come un rifiuto qualsiasi, non mi smebre proprio il caso. Ricordo nel 2018 l'avvento di nuove norme comunicatorie salutate con gran favore dai cittadini europei, ovverosia le nuove direttive sulla “Circular Economy" sulla base degli accordi raggiunti fra Commissione, Consiglio e Parlamento Europei. Ma quando le applicheremo veramente? Tra gli obiettivi c'era, appunto, anche il contrasto allo spreco alimentare e per l'Italia si stimava una media di 90 kg/anno di cibo per famiglia nel secchio della “spazzatura”, non molto peggiore rispetto alle stime 2020. Occorre a mio avviso, finalmente, raccogliere la sfida epocale verso un cambiamento articolato e complesso in materia di rifiuti ed Economia Circolare, in quanto se non c'è economia circolare non c'è green economy: sostenibile/durevole che coinvolge benessere, consumi ragionevoli e ragionati, resilienza verde, …; più riciclaggio, meno smaltimento in discarica dei rifiuti; responsabilità estesa del produttore (o EPR Extended Producer Responsibility) come una strategia di protezione ambientale dove la responsabilità del produttore è estesa anche alla fase post-consumer, ossia all'intero ciclo di vita del prodotto (faccio un manufatto e ad es. prevedo componenti/ricambi sostenibili e facili da reperire sul mercato); obblighi più stringenti per la raccolta differenziata dei rifiuti (ad es. per l’organico); prevedere, e mi sembrano siano arrivate, coperture finanziarie ad hoc pensate per gli operatori delle green industries, con contributi a fondo perduto e finanziamenti a tasso agevolato. Teniamo in considerazione che dagli inizi del 1900 la popolazione mondiale è cresciuta di 4.5 volte ed è aumentata contestualmente di 12 volte la richiesta di risorse ambientali: forse stiamo chiedendo troppo alla “terra” ?!. Grazie Direttore e buona settimana entrante a tutti. VM

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Lunedì 08 Feb, 2021 Mario Palmiero

Vecchie abitudini si sa; si compra troppo cibo, si sbagliano le dosi, si rispettano alla lettera le date di scadenza impresse sulle confezioni e si spreca tantissimo. La responsabilità estesa del produttore come una strategia di protezione ambientale mi sembra ancora difficile da attuare, però di buono c’è che effettivamente, a livello globale e non solo in Italia, sono sempre più numerose le iniziative mirate che coinvolgono amministrazioni, associazioni ed esercizi commerciali per evitare lo spreco di cibo, testimonianza di una rinnovata sensibilità e consapevolezza. Cercando in rete poi se ne trovano moltissime già messe in atto nel mondo, cui anche noi possiamo ispirarci. Ad esempio, a parte l’istituzione di una normativa che imponga ai supermercati di donare i prodotti invenduti ancora buoni alle associazioni di volontariato che li ridistribuiscono alle persone indigenti come in Belgio (molti in Italia lo fanno ma non é un obbligo), a me è particolarmente piaciuta l’iniziativa di una catena di supermercati francese - la Intermarchè – che ha lanciato la campagna “Inglorious fruits and vegetables”, che mira a vendere gli ortaggi esteticamente brutti ma buoni che, in base alle norme europee e in quanto “frutta brutta” senza mercato, finirebbe direttamente dal campo alla discarica pur essendo perfettamente commestibile. Insomma, c’è tanto da fare ma la strada è tracciata.

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