Venerdì 12 Giu, 2020

Via col vento in soffitta

Elio Pariota
Elio Pariota
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Sull’onda dell’indignazione internazionale per l’uccisione dell’afroamericano George Floyd da parte della polizia di Minneapolis, “Via col vento” – al sesto posto nella classifica delle più grandi pellicole di sempre - è stato temporaneamente ritirato dalla piattaforma streaming HBO Max.

“Raffigura pregiudizi etnici e razziali che al tempo erano dati per assodati nella società americana”, ha spiegato un portavoce della celebre tv a pagamento.

Insomma, un film del 1939 finisce in soffitta nel 2020 perché intriso di una buona dose di pregiudizio razziale.

Cosa indubitabile, per carità, sol che si ascolti il doppiaggio della fedele schiava Mami: un monumento alla discriminazione.

Mi chiedo, tuttavia, se andando per questa strada non rischiamo di perderci nel labirinto dell’assurdo.

Quanti film a sfondo razziale dovremmo eliminare e quante biblioteche dovremmo svuotare per estirpare le radici del razzismo?

Siamo seri. Forniamo ai giovani l’armamentario culturale per non cadere nella vergogna del pregiudizio e della discriminazione basati sul colore della pelle.

Il seme dell’odio non lo si combatte con la censura del vecchio. Lo si distrugge con la cultura del nuovo.

Commenti
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Domenica 14 Giu, 2020 Vincenzo Merlino

Buonasera, mi trovo d'accordo con le vs disamine e poi, a mio modesto avviso, non potranno mai essere gesti vili e scalmanati, come distruzioni e imbrattamenti, a risolvere un problema, e un problema grosso e planetario, come quello del razzismo che effettivamente esiste e che andrebbe sconfitto con grande impegno, volontà e intelligenza. Buona settimana. VM

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Domenica 14 Giu, 2020 Mario Palmiero

D’accordo, l’America era una polveriera, e d’altra parte la questione razziale lì è un qualcosa che affonda le sue radici nella storia sin dall’alba dello schiavismo, quando la Virginia allora colonia inglese acquistò i primi schiavi nel 1619. Capisco questa reazione così forte, quello che capisco meno sono gli eccessi cui stiamo assistendo in Paesi che tradizionalmente con il razzismo non hanno nulla a che fare, o dove ogni episodio è casuale e legato ad altro, non certo a fenomeni culturali. Eccessi, quindi, con una lista di surrealtà che si allunga di ora in ora. Al bando il lucido da scarpe testa di moro, la tintura Testa Nera, le carte Dal Negro, il Negroni l’aperitivo, il salamino Negronetto. E vogliamo parlare del negrettino, il dolce della nostra infanzia al cioccolato con ripieno di crema di albume? Qui a Napoli ci siamo salvati solo perché tradizionalmente lo chiamiamo Chicchirichì. Direttore lei ha ragione; il seme dell’odio non lo si combatte con la censura del vecchio, lo si distrugge con la cultura del nuovo. Stanno trasformando una cosa fondamentalmente giusta in una buffonata ma… se fosse proprio questa l’intenzione?

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