Reskilling e upskilling: cosa sono e perché sono fondamentali
In breve:
Il reskilling consente di acquisire competenze completamente nuove per cambiare ruolo; l’upskilling potenzia le abilità esistenti per migliorare nella posizione attuale.
Attualmente, le competenze più richieste combinano hard skills tecniche come intelligenza artificiale, analisi dati, competenze digitali e cybersecurity, con soft skills trasversali quali pensiero critico, comunicazione efficace e capacità di adattamento.
La formazione continua attraverso percorsi universitari telematici e master specialistici rappresenta la soluzione più flessibile per professionisti e aziende che vogliono investire sullo sviluppo delle competenze senza interrompere l'attività lavorativa.
Reskilling e upskilling rappresentano i due pilastri della formazione professionale contemporanea. Il reskilling consiste nell'acquisizione di competenze completamente nuove per svolgere ruoli diversi da quelli attuali, mentre l'upskilling riguarda il potenziamento delle abilità già esistenti per migliorare nella propria posizione lavorativa o avanzare verticalmente in azienda.
Questi processi non sono più opzionali ma necessari. Secondo il World Economic Forum, entro il 2030 il 59% della forza lavoro globale dovrà essere riqualificato per rispondere alle trasformazioni tecnologiche e organizzative in atto. In Italia, questo si traduce lavoratori e professionisti che avranno bisogno di aggiornare o cambiare radicalmente le proprie competenze.
Cosa si intende per reskilling?
Il reskilling è un processo di riqualificazione professionale attraverso cui un lavoratore acquisisce competenze completamente nuove per svolgere mansioni o ricoprire ruoli diversi rispetto alla sua posizione attuale.
Questo processo diventa necessario quando le competenze di un professionista rischiano di diventare obsolete a causa dell'automazione, dei cambiamenti tecnologici o delle trasformazioni organizzative. A differenza dell'aggiornamento, il reskilling implica l'apprendimento di abilità in ambiti completamente differenti da quelli di partenza.
Un esempio concreto: un operatore che lavora in un reparto produttivo tradizionale può essere riqualificato per gestire sistemi automatizzati o per ricoprire ruoli nell'area qualità e controllo. Oppure un professionista del settore finanziario tradizionale può acquisire competenze in data analysis e cybersecurity per transitare nel fintech.
Il significato di reskilling: la riqualificazione professionale
Il termine reskilling deriva dall'inglese e significa letteralmente “ridare competenze”. In italiano viene tradotto come “riqualificazione professionale” o, in alternativa, viene utilizzato anche il termine “retraining” per indicare il processo di formazione orientato a un cambiamento radicale di ruolo.
Il reskilling rappresenta dunque uno strumento strategico per contrastare la disoccupazione tecnologica e favorire la mobilità lavorativa interna ed esterna alle organizzazioni. Questo processo richiede un investimento significativo in termini di tempo e risorse, con percorsi formativi che possono durare da alcuni mesi fino a due anni, a seconda della complessità delle nuove competenze da acquisire.
Cosa vuol dire upskilling?
L'upskilling indica il processo di potenziamento e aggiornamento delle competenze già possedute da un lavoratore, con l'obiettivo di migliorare le sue prestazioni nel ruolo attuale o di prepararlo per un avanzamento di carriera verticale all'interno della stessa area professionale.
A differenza del reskilling, l'upskilling non comporta un cambio radicale di mansione ma si concentra sull'arricchimento del bagaglio di conoscenze e abilità in un ambito già familiare. Questo processo permette ai professionisti di rimanere competitivi e alle aziende di mantenere alta la produttività, senza dover ricorrere a nuove assunzioni.
Esempi pratici di upskilling includono: un project manager che apprende metodologie Agile per gestire progetti più complessi, un addetto alle risorse umane che acquisisce competenze nell'utilizzo di software di screening automatizzato dei CV, o un professionista del marketing che si specializza in marketing digitale e analisi dei dati.
Qual è la differenza tra reskilling e upskilling?
La differenza fondamentale tra reskilling e upskilling risiede nell'obiettivo e nella portata del percorso formativo. Il reskilling prepara a un cambiamento radicale di ruolo o settore, mentre l'upskilling migliora le competenze nell'ambito professionale attuale.
Dal punto di vista delle tempistiche, il reskilling richiede investimenti più lunghi e strutturati, spesso superiori ai 6-12 mesi, mentre l'upskilling si realizza attraverso percorsi più brevi, da poche settimane a qualche mese. Il primo implica l'acquisizione di competenze completamente nuove, il secondo il perfezionamento di abilità già presenti nel proprio bagaglio professionale.
Anche il contesto di applicazione differisce: il reskilling risponde a esigenze di ricollocamento interno, transizione verso nuovi settori o anticipazione dell'obsolescenza delle mansioni attuali. L'upskilling si attiva per adeguarsi a nuove tecnologie nello stesso ruolo, prepararsi a promozioni verticali o migliorare l'efficienza nelle mansioni quotidiane.
Carriere verticali vs carriere orizzontali
L'upskilling favorisce lo sviluppo di carriere verticali, permettendo ai lavoratori di salire nella gerarchia aziendale rimanendo nel proprio ambito di competenza. Un tecnico informatico che acquisisce competenze avanzate in cybersecurity può aspirare a diventare responsabile della sicurezza IT, mantenendosi nell'area tecnico-informatica.
Il reskilling, invece, abilita carriere orizzontali, consentendo spostamenti tra dipartimenti o settori completamente diversi. Questo approccio è particolarmente rilevante per le aziende che affrontano la carenza di personale in specifiche aree: riqualificare risorse interne risulta più efficiente che cercare nuovi profili sul mercato.
Quali competenze sviluppare con reskilling e upskilling?
Le competenze da sviluppare attraverso reskilling e upskilling si dividono in due macro-categorie: hard skills tecniche, sempre più legate alla digitalizzazione e all'intelligenza artificiale, e soft skills trasversali, indispensabili per navigare contesti complessi e in rapido cambiamento.
Hard skills prioritarie: digitale e AI
Le competenze tecniche più richieste sono concentrate nell'area digitale e dell'intelligenza artificiale. L'analisi dei dati emerge come capacità fondamentale: saper interpretare grandi dataset, creare pipeline di dati e supportare decisioni data-driven rappresenta un requisito trasversale a molti ruoli, non solo quelli tecnici.
L'intelligenza artificiale richiede competenze specifiche: comprendere il funzionamento dei modelli AI, saper utilizzare e progettare LLM (Large Language Models), conoscere tecniche di retrieval-augmented generation e machine learning operations. Queste abilità sono sempre più richieste anche in ruoli manageriali, non solo in posizioni strettamente tecniche.
Le competenze digitali di base si sono evolute: non basta più saper usare gli strumenti informatici comuni, servono capacità avanzate di automazione dei processi tramite strumenti RPA (Robotic Process Automation), gestione di database complessi, e conoscenze di cybersecurity per proteggere risorse e dati aziendali. Il project management, specialmente con metodologie Agile e certificazioni PMP® o PRINCE2®, completa il quadro delle hard skills essenziali.
Soft skills indispensabili per il futuro
Nonostante l'importanza delle competenze tecniche, le soft skills rimangono tra le più ricercate. Il pensiero critico rappresenta la capacità di analizzare situazioni complesse, identificare soluzioni innovative e prendere decisioni basate su prove solide, evitando di dare per scontato le informazioni generate da sistemi automatizzati.
La comunicazione efficace, sia scritta che orale, è essenziale per collaborare in team eterogenei e presentare informazioni in modo chiaro e accessibile. Questa competenza include l'ascolto attivo e la capacità di condividere informazioni pertinenti e tempestive con colleghi e stakeholder.
La gestione autonoma implica autodisciplina, capacità di automotivazione e autovalutazione, competenze cruciali in contesti di smart working e lavoro ibrido. Si aggiungono l'adattabilità e l'apprendimento continuo, indispensabili in un mercato che cambia rapidamente, e l'intelligenza emotiva, particolarmente richiesta per ruoli di leadership e interazione con clienti.
Perché reskilling e upskilling sono importanti per le aziende?
Reskilling e upskilling sono diventati priorità strategiche per le imprese che vogliono rimanere competitive in un mercato in rapida trasformazione. L'accelerazione tecnologica, l'automazione e l'intelligenza artificiale stanno modificando profondamente il contenuto dei ruoli aziendali, rendendo obsolete competenze un tempo considerate solide.
Il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum evidenzia che il 63% dei datori di lavoro identifica il gap di competenze come principale ostacolo all'innovazione. In Italia, il fenomeno è aggravato da un tasso di partecipazione alla formazione continua ben al di sotto della media europea.
Investire in questi processi formativi permette alle aziende di:
ridurre i costi di recruiting e onboarding per posizioni difficili da coprire
aumentare la retention dei talenti offrendo opportunità di crescita interna
adattarsi rapidamente ai cambiamenti tecnologici e di mercato
mantenere alta la produttività anche in contesti di trasformazione digitale
Cosa valorizza il reskilling nelle organizzazioni
Il reskilling genera vantaggi organizzativi significativi. Permette di rispondere alla great resignation attraverso la ricollocazione interna di risorse che altrimenti potrebbero lasciare l'azienda e riduce la dipendenza dal mercato esterno del lavoro per figure ad alta specializzazione, difficili da reperire e costose da assumere.
Inoltre, crea un'organizzazione più resiliente e flessibile, capace di adattarsi a cambiamenti improvvisi senza dover ricorrere a ristrutturazioni drastiche.
I vantaggi dell'upskilling per dipendenti e imprese
L'upskilling genera benefici reciproci. Per i dipendenti, rappresenta un'opportunità di crescita professionale che aumenta la soddisfazione lavorativa e la motivazione.
Per le aziende, l'upskilling si traduce in un incremento dell'efficienza operativa, maggiore innovazione, grazie a team più competenti, e riduzione del turnover.
Formazione continua e specializzazione: il valore della scelta universitaria
In un contesto in cui reskilling e upskilling sono diventati necessità concrete, la formazione universitaria rappresenta la base per costruire competenze solide e aggiornate. Chi vuole riqualificarsi o potenziare il proprio profilo professionale può scegliere percorsi di laurea o master che rispondano alle esigenze del mercato del lavoro contemporaneo.
La formazione telematica si rivela particolarmente adatta per professionisti già occupati che vogliono investire sulle proprie competenze senza interrompere l'attività lavorativa. L'Università Pegaso offre un'ampia gamma di corsi di laurea magistrale in ambito economico, umanistico e scientifico, permettendo di acquisire competenze avanzate in settori strategici come informatica, ingegneria gestionale, scienze economiche e della comunicazione.
Anche i master di primo livello e secondo livello rappresentano strumenti efficaci per l'upskilling professionale, consentendo di specializzarsi in aree specifiche e di ottenere certificazioni riconosciute che aumentano la competitività sul mercato. La didattica a distanza, affiancata in alcuni casi da periodi di stage e tirocinio, permette di consolidare le conoscenze teoriche con esperienze pratiche concrete.
FAQ - Domande frequenti su reskilling e upskilling
Quanto tempo serve per un percorso di reskilling?
Un percorso di reskilling completo richiede generalmente tra 6 e 24 mesi, a seconda della complessità delle nuove competenze da acquisire. Transizioni radicali verso settori completamente diversi richiedono percorsi più lunghi rispetto a riqualificazioni in ambiti affini.
Le aziende sono obbligate a offrire formazione ai dipendenti?
In Italia non esiste un obbligo generale di formazione, ma molte aziende investono volontariamente in formazione per trattenere talenti e rimanere competitive.
Posso fare reskilling mentre lavoro?
Sì, i programmi di formazione online e le università telematiche permettono di seguire percorsi di reskilling senza interrompere l'attività lavorativa. La flessibilità della didattica a distanza consente di conciliare studio e impegni professionali.
Il reskilling garantisce nuove opportunità di lavoro?
Il reskilling aumenta significativamente l'occupabilità, specialmente se orientato verso competenze richieste dal mercato. I dipendenti formati hanno maggiori possibilità di accedere a nuove posizioni interne o esterne all'azienda.