Università Come diventare consulente del lavoro: guida completa
Martedì 13 Gen, 2026

Come diventare consulente del lavoro: guida completa

In breve:

  • Il consulente del lavoro è un professionista specializzato nella gestione amministrativa e giuridica del personale aziendale. 

  • Le opportunità di carriera includono libera professione, consulenza aziendale, studi associati e collaborazione con enti pubblici

  • Come diventarlo: per accedere alla professione servono una laurea in Economia, Giurisprudenza o Scienze Politiche, 18 mesi di praticantato e il superamento dell'esame di Stato. 

  • Lo stipendio medio si attesta intorno ai 35.000-42.500 euro annui per i dipendenti, mentre i liberi professionisti possono superare i 60.000 euro

  • Differenze con la figura del commercialista: il commercialista si occupa di fiscalità e contabilità aziendale, mentre il consulente del lavoro gestisce i rapporti di lavoro e il personale

Chi è e cosa fa un consulente del lavoro?

Il consulente del lavoro è un professionista iscritto all'Albo che si occupa di amministrazione aziendale nel settore delle risorse umane. Gestisce tutti gli aspetti amministrativi, contributivi, previdenziali e fiscali connessi ai rapporti di lavoro per conto di aziende, professionisti e pubblica amministrazione.

Tra le attività principali possono rientrare: 

  • l'elaborazione delle buste paga

  • la gestione dei contratti di lavoro (assunzioni, proroghe, trasformazioni e cessazioni)

  • il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a INPS e INAIL

  • la comunicazione con gli enti pubblici competenti. 

Il consulente del lavoro ha il compito di redigere anche la documentazione obbligatoria come il Libro Unico del Lavoro, gestisce le pratiche relative a ferie, permessi, malattie e infortuni e fornisce consulenza in materia di diritto del lavoro e normativa sindacale.

In caso di controversie tra datore di lavoro e dipendenti, può assistere le parti in sede di conciliazione e svolgere attività di consulenza tecnica (CTP), senza rappresentanza processuale. Si occupa inoltre della pianificazione strategica delle risorse umane, aiutando le aziende a ottimizzare la gestione del personale. 

Secondo quanto stabilito dalla Legge 12/1979, che disciplina l'ordinamento della professione, il consulente del lavoro rappresenta un punto di riferimento per le imprese nella corretta applicazione delle norme giuslavoristiche.

Quali sono i requisiti per diventare consulente del lavoro?

Per diventare consulente del lavoro è necessario completare un percorso ben definito che comprende formazione universitaria, esperienza pratica e abilitazione professionale

I requisiti fondamentali includono: 

  • il possesso di un titolo di studio universitario specifico

  • lo svolgimento di un tirocinio obbligatorio

  • il superamento dell'esame di Stato 

Quale laurea serve per diventare consulente del lavoro?

Secondo la normativa vigente, per accedere alla professione è richiesta una laurea triennale o quinquennale in ambito economico-giuridico. Nello specifico, sono ammesse specifiche lauree appartenenti alle classi individuate dalla normativa vigente in ambito economico, giuridico e politico-sociale.

Tra i corsi di laurea triennale riconosciuti figurano: 

  • Scienze dell'Amministrazione e dell'Organizzazione

  • Scienze dei Servizi Giuridici

  • Scienze dell'Economia e della Gestione Aziendale

  • oltre al diploma universitario o alla laurea triennale specifica in Consulenza del Lavoro. 

Per le lauree specialistiche, sono ammesse altre lauree magistrali in ambito giuridico previste dalla normativa.

La scelta del percorso di studi influenza le inclinazioni e le possibili specializzazioni del futuro professionista

  • le lauree in Economia forniscono solide basi in materia fiscale e contabile

  • quelle in Giurisprudenza approfondiscono gli aspetti normativi del diritto del lavoro

  • chi sceglie Scienze Politiche acquisisce competenze nella gestione delle relazioni istituzionali e organizzative

Come funziona il praticantato?

Dopo aver conseguito la laurea, è obbligatorio svolgere 18 mesi di tirocinio professionale presso lo studio di un consulente del lavoro già iscritto all'Albo da almeno 5 anni. Il praticantato deve essere svolto con impegno continuativo secondo quanto stabilito dai regolamenti dell’Ordine e permette di acquisire competenze pratiche nella gestione quotidiana delle attività professionali.

Esiste la possibilità di anticipare i primi 6 mesi di praticantato durante l'ultimo anno di università, grazie a una convenzione tra il Consiglio Nazionale dell'Ordine, il MIUR e il Ministero del Lavoro. Per accedere a questa opportunità, è necessario essere in regola con gli esami universitari e verificare la possibilità con la propria università. 

Durante il tirocinio, il praticante partecipa alle attività dello studio, affianca il professionista nella gestione dei clienti e frequenta corsi obbligatori organizzati dall'Ordine provinciale. Sono previste prove intermedie di verifica per attestare l'effettiva preparazione. 

Il tirocinio si conclude con il rilascio di un certificato che attesta il compimento della pratica, documento indispensabile per accedere all'esame di Stato.

In cosa consiste l'esame di Stato?

L'esame di abilitazione alla professione di consulente del lavoro si svolge una volta l'anno e viene indetto con decreto del Ministero del Lavoro, pubblicato in Gazzetta Ufficiale. 

L'esame comprende due prove scritte e una prova orale. 

  • La prima prova scritta verte su diritto del lavoro e legislazione sociale, mentre la seconda è una prova teorico-pratica sul diritto tributario

  • La prova orale copre diverse materie: diritto del lavoro e legislazione sociale, diritto tributario, diritto privato, pubblico, commerciale e societario, rilevazione del costo del lavoro e formazione del bilancio.

I candidati possono sostenere l'esame esclusivamente nella regione o provincia autonoma di residenza anagrafica

Come iscriversi all'Albo dei Consulenti del Lavoro?

Dopo aver superato l'esame di Stato, è necessario iscriversi all'Albo tenuto presso il Consiglio Territoriale dell'Ordine della provincia di appartenenza. La domanda di iscrizione deve includere: 

  • i dati anagrafici

  • l'attestato di superamento dell'esame

  • due fotografie

  • la ricevuta del versamento richiesto dall'Ordine regionale

Una volta iscritti all'Albo, i consulenti del lavoro sono tenuti a rispettare il codice deontologico della professione e a mantenere un aggiornamento continuo attraverso la formazione professionale obbligatoria. Questo obbligo garantisce che i professionisti rimangano costantemente informati sui frequenti cambiamenti normativi in materia di lavoro, previdenza e fiscalità.

Quali competenze deve avere un consulente del lavoro?

Un consulente del lavoro deve possedere sia competenze tecniche specifiche sia abilità trasversali per gestire efficacemente il rapporto con clienti e istituzioni. Sul piano tecnico, è indispensabile una conoscenza approfondita del diritto del lavoro, della normativa previdenziale e assistenziale, dei sistemi retributivi e della fiscalità legata ai rapporti di lavoro.

La gestione delle buste paga richiede precisione nel calcolo di stipendi, straordinari, indennità, contributi previdenziali e trattenute fiscali secondo i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro applicabili. È fondamentale conoscere le procedure di assunzioni, proroghe contrattuali, trasformazioni e cessazioni, oltre alla gestione degli adempimenti verso INPS, INAIL e Centri per l'Impiego.

Sul fronte delle competenze trasversali, sono essenziali capacità relazionali per interfacciarsi con vertici aziendali, dipendenti, organizzazioni sindacali e pubbliche amministrazioni. Il consulente deve saper tradurre normative complesse in indicazioni operative chiare, mediare in situazioni di conflitto e fornire soluzioni tempestive ai problemi che emergono nella gestione del personale.

L'aggiornamento continuo è una necessità professionale: le normative in materia di lavoro, previdenza e fiscalità sono in costante evoluzione e richiedono studio costante. La padronanza di software gestionali per l'elaborazione delle paghe e la gestione documentale rappresenta oggi uno strumento di lavoro imprescindibile.

Quanto guadagna un consulente del lavoro?

Lo stipendio di un consulente del lavoro varia significativamente in base all'esperienza, alla modalità di esercizio della professione (dipendente o libero professionista), all'area geografica e alla tipologia di clientela. Secondo le stime Glassdoor, la retribuzione media in Italia si attesta intorno ai 36.250 euro annui.

Chi sceglie la libera professione ha guadagni più variabili, direttamente legati al numero di clienti e ai servizi offerti. 

Che differenza c'è tra commercialista e consulente del lavoro?

La principale differenza tra commercialista e consulente del lavoro riguarda l'ambito di competenza professionale.

In breve: 

  • Il commercialista è specializzato in materie economiche, finanziarie, commerciali, contabili e tributarie, occupandosi della gestione fiscale e contabile dell'azienda. 

  • Il consulente del lavoro si concentra invece sulla gestione giuridica ed economica del personale subordinato e parasubordinato.

Il commercialista infatti si occupa di tenuta della contabilità, redazione del bilancio d'esercizio, elaborazione delle dichiarazioni fiscali (IVA, imposte dirette, IRAP), consulenza tributaria e pianificazione fiscale. Può svolgere attività di revisione contabile, assistere l'azienda nelle procedure concorsuali e rappresentare i clienti davanti agli organi di giurisdizione tributaria. Inoltre, può ricoprire ruoli di amministratore, sindaco o componente di organi di controllo societario.

Il consulente del lavoro gestisce l'elaborazione delle buste paga, i contratti di lavoro, i versamenti contributivi e assicurativi, le comunicazioni obbligatorie agli enti (INPS, INAIL, Centri per l'Impiego) e fornisce assistenza in caso di controversie lavorative o ispezioni. Si occupa anche della scelta dell'inquadramento del personale secondo i CCNL applicabili e della consulenza in materia di diritto del lavoro e relazioni sindacali.

Le due figure professionali si distinguono anche per i percorsi formativi che le creano: per diventare commercialista è richiesta una laurea appartenente alle classi LM-56 o LM-77, tirocinio ed esame di Stato, mentre per il consulente del lavoro è richiesta una laurea triennale o magistrale appartenente alle classi di laurea previste dalla normativa vigente in ambito economico, giuridico o politico-sociale . 

Nella pratica aziendale, i due ruoli collaborano frequentemente: il commercialista comunica i dati sulle retribuzioni mensili necessari per la contabilità, mentre il consulente del lavoro fornisce i costi del personale utilizzati nella redazione del bilancio. Questa sinergia garantisce una gestione completa e coerente degli aspetti amministrativi dell'azienda.

Quali sono le opportunità di carriera per un consulente del lavoro?

Le possibilità di carriera per un consulente del lavoro sono diversificate e si possono trovare sia nel settore privato sia in ambito pubblico. La scelta più comune è la libera professione, aprendo un proprio studio o associandosi con altri professionisti. 

Il consulente può lavorare come dipendente presso studi professionali associati, dove acquisisce esperienza gestendo un portafoglio clienti sotto la supervisione di professionisti senior. Molte aziende di medie e grandi dimensioni assumono consulenti del lavoro interni per gestire l'amministrazione del personale, l'ufficio paghe o l'area risorse umane. In questi contesti, il consulente si occupa esclusivamente della gestione del personale aziendale, con uno stipendio fisso e prospettive di crescita professionale. 

Opportunità di lavoro si trovano anche presso associazioni di categoria, organizzazioni sindacali e uffici del lavoro della pubblica amministrazione. Il consulente può inoltre specializzarsi in ambiti specifici come welfare aziendale, smart working, sicurezza sul lavoro, gestione delle crisi aziendali o mediazione civile. Queste specializzazioni permettono di differenziare l'offerta professionale e accedere a segmenti di mercato con elevata domanda.

Alcuni consulenti scelgono di affiancare all'attività principale la consulenza tecnica d'ufficio (CTU) presso i tribunali o la consulenza tecnica di parte (CTP) in caso di contenziosi lavorativi. Altri svolgono attività di formazione, organizzando corsi per aziende, praticanti o colleghi su tematiche relative al diritto del lavoro e alla gestione del personale.

Il percorso formativo per diventare consulente del lavoro

Chi intende intraprendere la carriera di consulente del lavoro deve pianificare con attenzione il proprio percorso formativo universitario. La scelta del corso di laurea rappresenta il primo passo fondamentale: è importante verificare che il titolo conseguito rientri tra quelli riconosciuti dalla normativa e permetta l'accesso al praticantato e all'esame di Stato.

Le università telematiche offrono un'opportunità concreta per chi desidera conciliare studio e lavoro. La formazione a distanza consente di organizzare l'apprendimento secondo le proprie esigenze, accedendo alle lezioni in qualsiasi momento tramite piattaforme digitali. Questa modalità risulta particolarmente vantaggiosa durante il praticantato, quando è necessario coordinare l'attività lavorativa con lo studio per l'esame di abilitazione.

Tra le opzioni disponibili, UniMercatorum offre il Corso di Laurea in Scienze Giuridiche con un indirizzo di Consulenza del Lavoro, pensato specificamente per formare professionisti nel settore della gestione del personale e delle relazioni lavorative. Il corso fornisce le competenze giuridiche, economiche e amministrative necessarie per affrontare le sfide della professione, combinando formazione teorica e applicazioni pratiche.

FAQ su come diventare consulente del lavoro

È obbligatorio iscriversi all'Albo per lavorare come consulente del lavoro?

Sì, l'iscrizione all'Albo dei Consulenti del Lavoro è obbligatoria per esercitare la professione e utilizzare il titolo professionale. L'iscrizione avviene presso il Consiglio Territoriale dell'Ordine dopo aver superato l'esame di Stato.

Posso iniziare il praticantato durante l'università?

Sì, è possibile anticipare i primi 6 mesi di praticantato durante l'ultimo anno di università, a condizione di essere in regola con gli esami. I restanti 12 mesi devono essere completati dopo la laurea.

Quante volte all'anno si può sostenere l'esame di Stato?

L'esame di Stato per consulente del lavoro si svolge una volta all'anno, solitamente tra settembre e ottobre. Le date vengono stabilite con decreto ministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Un consulente del lavoro può occuparsi anche di contabilità aziendale?

Il consulente del lavoro può fornire consulenza in materie contabili e tributarie collegate alla gestione del personale, ma per attività di contabilità generale e bilancio è necessaria la collaborazione con un commercialista.